Sessa Aurunca, dai fasti dell’Impero romano alla centrale nucleare

Sessa Aurunca è un comune di 21197 abitanti della provincia di Caserta. E’ il primo comune di quest’ultima per estensione territoriale, il secondo in Campania dopo Ariano Irpino.

Il nome Sessa deriva da Colonia Julia Felix Classica Suessa (o in breve “Suessa”), città appartenente alla Pentapoli Aurunca, nucleo storico del centro. Si presume che il nome derivi dalla felice posizione di cui ha sempre goduto.

Sessa Aurunca origini

Sessa Aurunca è di antichissima origine. A riprova di ciò sono le tracce di insediamenti preistorici e le necropoli dell’VIII secolo a.C., quando vi risiedeva l’antico popolo degli aurunci.

Fu un centro nevralgico per questi ultimi, sebbene nel IV secolo a.C. fu conquistato dai Romani che sconfissero nel 313 a.C. La posizione vantaggiosa tra la Via Appia e la Via Latina ne fa un centro di produzione agricola, i cui prodotti possono essere trasportati verso Roma o verso Capua.

Cicerone menziona Suessa come di un’importante città. Cesare distribuì le terre di Sessa fra i suoi veterani.

Sessa Aurunca storia

Nell’età imperiale Suessa conosce la sua massima espansione urbana. Infatti, il centro abitato si estendeva su un’area quasi doppia rispetto a quella attuale e contava numerosi e importanti monumenti.

Al declinare dell’Impero romano, Sessa – diocesi almeno dal V secolo – vive un periodo di decadenza.

Dopo essere stata interessata alle vicende storiche di Capua, Salerno, Benevento e Gaeta, riacquista parte della sua antica importanza verso il XII secolo. Tra il XIV e il XV secolo i Marzano, signori di buona parte di Terra di Lavoro e una delle più potenti famiglie del Regno di Napoli, fecero di Sessa la capitale dei loro feudi.

Tra il 1400 ed inizio ‘800 passò di mano tra varie signorie, fino alla dissoluzione del Regno napoletano. Conservò però la diocesi e mantenne un suo ruolo come centro importante della provincia di Terra di Lavoro nel Distretto di Gaeta. La provincia però fu sciolta con regio decreto durante il regime fascista nel 1927.

Nel 1975, infine, venne scorporata la frazione Cellole divenendo comune autonomo. Oggi vanta ancora 30 frazioni, tra cui Baia Domizia, località turistico-balneare in decadenza dagli anni ‘90. Ma che visse il suo massimo splendore tra gli anni ‘60 e ‘80, grazie alle sue spaziose spiagge e la sua pineta.

Sessa Aurunca cosa vedere

Sessa Aurunca è piacevole da girare.

Vanta molti edifici religiosi:

  • Cattedrale di Santi Pietro e Paolo, (1183)
  • Chiesa di Santo Stefano (XIII-XIV secolo)
  • Chiesa di San Giovanni a Piazza (XIV-XVIII secolo)
  • Chiesa e convento di San Germano (XIII-XVIII secolo)
  • Chiesa di Sant’Agostino (XV secolo)
  • Chiesa di San Giovanni a Villa (XIII-XVIII secolo)
  • Chiesa di San Benedetto
  • Chiesa di San Michele
  • Chiesa di Santa Lucia
  • Chiesa del Santissimo Rifugio
  • Chiesa di San Carlo Borromeo

Queste invece le Architetture civili:

  • Castello ducale
  • Castello ducale, (X secolo)
  • Convitto Nazionale Agostino Nifo
  • Fontana dell’Ercole

Il vero fiore all’occhiello però è il Teatro romano. Costruito nel II secolo a.C., fu poi fatto ampliare e migliorare da Matidia minore, cognata dell’imperatore Adriano, quattro secoli dopo. In seguito fu abbandonato e progressivamente sepolto sotto il terreno fino agli anni ’20 del XX secolo, quando i lavori cominciarono sotto la guida dell’archeologo Amedeo Maiuri; interrotti per la seconda guerra mondiale, questi furono poi veramente ripresi solo nel 1999, per essere terminati nel 2003.

È il secondo teatro romano più grande della Campania dopo quello di Napoli.

A Sessa Aurunca è possibile visitare altresì il Museo civico di Sessa Aurunca, ospitato nel Castello Ducale di Sessa Aurunca. Vi è una sala espositiva in cui sono ospitati una piccola parte dei reperti archeologici provenienti dagli scavi. Condotti dalla Soprintendenza tra il 1999 e il 2003, nell’area del Teatro Romano della città

Sessa Aurunca centrale nucleare

Nelle campagne di Sessa Aurunca sorge la centrale elettronucleare dismessa “del Garigliano”, aperta nel 1964 e chiusa nel 1982 a causa di un guasto e della classificazione della zona come zona sismica in seguito alla rivalutazione conseguente al terremoto dell’Irpinia.

Tale centrale non compare nelle carte geografiche perché “abusiva”, in quanto sorta in terreno agricolo.

Essa contiene a tutt’oggi dei residui radioattivi (anche se non il combustibile, traslato a Sellafield negli anni ottanta). I residui a bassa e media attività sono circa 3 000 metri cubi di materiale, contenuti in 700 fusti di cemento: una parte di tale materiale è stato stoccato (conformemente ai parametri di sicurezza dell’epoca) sottoterra, in buste di plastica.

sessa aurunca foto

Precedente Nuove Banconote da 100 e 200 euro, come sono e principali novità Successivo Salone del libro, la sinistra fa valere la sua prepotenza culturale

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.