Vip morti nel 2018, ultimo Lucas Starr: elenco completo

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vittorio tavianiIl 15 aprile è morto il regista Vittorio Taviani, aveva 88 anni. Con il fratello Paolo ha firmato capolavori della storia del cinema italiano da Padre Padrone (Palma d’oro a Cannes nel ’77) a La Notte di San Lorenzo a Caos fino a Cesare deve morire (Orso d’oro a Berlino).

r lee ermeyIl 16 aprile è morto R. Lee Ermey, aveva 74 anni. L’attore si è spento per le complicazioni di una polmonite. Nato in Kansas, R. Lee Ermey era un ex istruttore dei Marine: si era arruolato perché, dopo numerosi arresti subiti, il giudice gli aveva detto di scegliere tra il carcere o la vita militare. Prese parte alla guerra del Vietnam e e per due volte fu mandato in missione a Okinawa. E grazie a questa formazione, Ermey ha poi fatto carriera a Hollywood con ruoli di autoritari uomini in divisa. Ha esordito al cinema nel 1979 con «Apocalypse Now» nel ruolo di un pilota di elicottero. Nel 1987 per la sua memorabile interpretazione nel film di Kubrick ha ricevuto anche una nomination ai Golden Globe. Ha dato la voce al sergente di «Toy Story» e a un personaggio dei Simpson. Senza divisa, invece, ha interpretato il sindaco Tilman nel film di Alan Parker «Mississipi burning» (6 nomination e un Premio Oscar).

verne troyerIl 22 aprile è morto Verne Troyer, deceduto in un ospedale a Los Angeles. Verne Troyer, aveva 49 anni. L’attore era celebre per il ruolo di Mini Me interpretato nella serie Austin Powers. Era depresso e qualche giorno fa era stato ricoverato per un non meglio specificato abuso di alcol. Affetto da nanismo aveva però intrapreso una discreta carriera cinematografica. Ma dal 2009 non lo si vedeva sul grande schermo. E forse proprio per questo la sua condizione psicologica è precipitata. Il rapporto di polizia, stilato lunedì, parla di avvelenamento da alcol.

pamela gidleyIl 30 aprile è morta l’attrice Pamela Gidley, aveva 52 anni. Nel 1992 aveva recitato in Fuoco cammina con me di David Lynch, il prequel della serie tv Twin Peaks.Nel film per cui era più nota, Gidley interpretava il ruolo di Teresa Banks, una prostituta uccisa prima di Laura Palmer dal suo stesso assassino. Per chi ha seguito la serie: è il primo personaggio a indossare l’anello con la pietra verde. Gidley ha continuato a fare l’attrice fino agli anni Duemila senza grandi successi; l’ultimo film in cui ha recitato è uscito nel 2005. La sua famiglia non ha diffuso informazioni sulle cause della sua morte, ma ha detto che è morta «in pace» a casa sua, a Seabrook, nel New Hampshire.

Paolo FerrariIl 6 maggio è morto Paolo Ferrari, grande attore di teatro, per anni in ditta con Valeria Valeri e straordinario interprete dell’Opera da tre soldi di Brecht, ma anche del grande schermo. Ha lavorato con registi come Blasetti, Zeffirelli e Petri. È stato anche un famoso doppiatore. E un’icona della tv. Nato a Bruxelles il 26 febbraio 1929, è morto a 89 anni. La sua carriera comincia da bambino, a 9 anni. Alla radio Eiar con un programma in cui interpretava il balilla Paolo. Aveva debuttato nel film Ettore Fieramosca, regia di Alessandro Blasetti, col nome di ‘Tao’ Ferrari. Nel varietà radiofonico Rosso e nero n° 2, recita con Nino Manfredi e Gianni Bonagura. Impara tutto, adora quello che fa con tutto se stesso. Quasi 40 film. Con Steno, Corbucci, Zeffirelli, Malasomma, Festa Campanile, Veronesi, Petri, Canevari. Dalla fine degli anni Quaranta è la voce di David Niven in Scala al paradiso (1948), Franco Citti in Accattone di Pier Paolo Pasolini e quella di Jean-Louis Trintignant nel Sorpasso di Dino Risi. Negli anni Settanta ridoppia Humphrey Bogart in Il mistero del falco, Il grande sonno, Agguato ai tropici. Ma è anche il Bond di Roger Moore in Gold, è Tomás Milián in Dove vai tutta nuda?, Richard Burton in La quinta offensiva, Dean Martin in 10.000 camere da letto, o Clive Francis in Arancia meccanica. Girano intorno al suo mondo Vittorio Gassman, Marina Bonfigli, che sposa, la Rai è la televisione più bella del mondo. Paolo Ferrari poteva raccontarne ogni angolo, ogni luce, nel 1960 presenta anche il Festival della canzone italiana di Sanremo, insieme a Enza Sampò. Negli anni Sessanta diventa popolarissimo. È la pubblicità televisiva del Dash a fare entrare il suo naso, i capelli brizzolati, le mani, nelle case degli italiani. al 1969 al 1971 partecipa alla serie dedicata a Nero Wolfe, nel ruolo di Archie Goodwin al fianco di Tino Buazzelli. Poi Accadde a Lisbona, al fianco di Paolo Stoppa. Negli anni Ferrari è stato uno dei protagonisti della serie tv Orgoglio, in cui appare in tutte e tre le stagioni come il marchese Giuseppe Obrofari, uno dei personaggi principali e capostipite della famiglia protagonista. Nella soap opera Rai Incantesimo (9 e 10) ha il ruolo di Luciano Mauri. È il “pensionato” del serial televisivo di Rai 2 Disokkupati del 1997. E nel 2006 vince il Premio Gassmanalla carriera.

ermanno olmiIl 7 maggio è morto Ermanno Olmi, aveva 86 anni. Era ricoverato da alcuni giorni all’ospedale di Asiago. In origine il regista bergamasco, classe 1931, fece le sue esperienze nel documentario, curando il servizio cinematografico della Edisonvolta per la quale realizzò decine di titoli: tra i più noti La diga sul ghiacciaio, Tre fili fino a Milano, Un metro è lungo cinque. Si tratta sì di testimonianze dell’attività della società elettrica, come negli auspici dell’azienda committente, però già piene di attenzione per gli sforzi e l’operosità della gente che vi lavora. Degli anni Cinquanta sono anche alcuni ‘corti’ a soggetto, come Manon finestra 2 e Grigio (col testo di Pier Paolo Pasolini). Il 1959 è l’anno del primo lungometraggio, Il tempo si è fermato, destinato in origine a essere un documentario e che viene presentato alla Mostra di Venezia. Ancora a Venezia, due anni dopo, Olmi porta Il posto, delicata storia di due giovani al primo impiego in un’azienda milanese ai tempi del cosiddetto boom economico. Segue I fidanzati, ambientato nel milieu operario ma dove si affacciano già preoccupazioni per la crisi dei sentimenti. Con E venne un uomo (1965), biografia di papa Giovanni XXIII, il regista dà spazio al proprio sentire religioso, però in forma sempre terrena ed eminentemente umana. Dopo alcuni film variamente risolti, già più tinti di metafora (Un certo giorno, Durante l’estate, La circostanza), realizza quello che resta con ogni probabilità il suo capolavoro: L’albero degli zoccoli, fiaba contadina che a Cannes vince una Palma d’Oro di straordinario significato per un film parlato in dialetto bergamasco, recitato da attori non professionisti, tutto affidato all’espressività di gesti atavici. Circondato da una fama internazionale, Olmi si trasferisce ad Asiago, in provincia di Vicenza, e nel 1982, a Bassano del Grappa, dà vita a Ipotesi Cinema, “bottega del cinema” che collaborerà con la Rai di Paolo Valmarana e sfornerà nuovi registi. Tra questi Roberta Torre che ricorda il Maestro, grande incantatore Colpito da una malattia invalidante, e da conseguente depressione, il regista resta lontano dal set per un lungo periodo. Vi torna nella seconda metà degli anni Ottanta con la parabola Lunga vita alla signora! (Leone d’Argento) e con La leggenda del Santo bevitore, Leone d’Oro a Venezia, tratto dal romanzo di Joseph Roth che il critico e amico Tullio Kezich (poi suo co-sceneggiatore nel film) gli ha fatto conoscere. Per questo film Olmi si avvale di attori professionisti come Rutger Hauer e Anthony Quayle; replicherà l’esperienza cinque anni dopo, dirigendo Paolo Villaggio nel Segreto del bosco vecchio, dal romanzo di Dino Buzzati. Dal 2000 in avanti la filmografia olmiana inanella titoli di assoluta originalità. Intanto l’eccezionale Il mestiere delle armi, opera di respiro rosselliniano sugli ultimi giorni della vita di Giovanni dalle Bande Nere; poi Cantando dietro i paraventi, fiaba pacifista in costume interpretata da Bud Spencer assieme a un cast di attori orientali. Del 2007 è la parabola cristologica Centochiodi, che Olmi dichiara essere il suo ultimo film narrativo prima di dedicarsi esclusivamente al documentario. In realtà dirigerà ancora storie di fiction, col Villaggio di cartone e col dolente, bellissimo Torneranno i prati (2014), ambientato nelle trincee dell’altopiano di Asiago durante la prima guerra mondiale. Titolare di Leone d’Oro alla carriera e di una quantità di altri premi italiani e internazionali, Olmi è anche l’autore di alcuni libri: il più noto è Ragazzo della Bovisa, ma il titolo più bello resta L’Apocalisse è un lieto fine. Storia della mia vita e del nostro futuro (Rizzoli).

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