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Chiusura Whirlpool a Napoli, un altro capolavoro di Di Maio

Whirlpool vuole chiudere lo stabilimento di Napoli, in via Argine nel quartiere Ponticelli, che occupa 420 addetti. La città partenopea rischia così di perdere un altro impianto molto importante in quella che una volta era l’area industriale della città: Napoli Est. Sempre più degradata ed abbandonata a se stessa, mentre si parla solo di Scampia.

Il caso Whirlpool ne rievoca un altro, ancora più grave. Quello di Mercatone Uno, i cui 55 punti vendita distribuiti in tutta Italia, sono stati chiusi alla vigilia delle elezioni europee. Con i dipendenti avvisati della decisione con un messaggio WhatsApp.

E’ un caso che il Ministro del lavoro e dello sviluppo sia Luigi Di Maio? Uno che, all’indomani della sua investitura, era stato preso in giro proprio per il fatto che in vita sua non abbia mai lavorato? Una cattiveria servita su un piatto d’argento, certo, ma che si sta dimostrando una drammatica verità.

Oltre alla sua poca esperienza sul campo (ha fatto solo lavoretti in vita sua) altra gravante è il fatto di non aver neanche terminato il suo percorso formativo. Visto che si è iscritto a Giurisprudenza nel 2004, ma non si è laureato, preferendo di dedicarsi al totale attivismo nei Cinquestelle.

Scelta che gli è fruttata lavorativamente, certo, visto che è diventato Ministro. Mentre se avesse proseguito gli studi, forse oggi sarebbe uno dei tanti avvocati alla ricerca disperata di clienti o uno dei tanti laureati disoccupati o precari. Ma che non sta facendo bene di certo al Paese e ai suoi problemi.

Ecco in cosa ha sbagliato Di .

Whirlpool responsabilità Di Maio

whirlpool napoli foto

Come spiega bene Nextquotidiano, la distanza tra la politica degli annunci e quella che fa le cose è tutta compresa nell’intervallo di tempo tra il 25 ottobre 2018 e il 31 maggio 2019. Nella prima data il bisministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio annunciava con orgoglio di aver concluso il tavolo Whirlpool. «Siamo riusciti ad ottenere zero esuberi e un ritorno delle produzioni dalla Polonia all’Italia. RILOCALIZZIAMO, che bella parola!» scriveva il vicepremier. Oggi invece quella stessa azienda ha annunciato la cessione lo stabilimento di Napoli.

Da allora il MISE non ha fatto nulla e solo oggi quando la notizia è diventata di dominio pubblico Di Maio ha convocato un incontro a Roma per il 4 giugno. Forse sarebbe stato meglio «procedere a monitorare costantemente le fasi di attuazione del piano industriale» come si leggeva nel comunicato del Ministero di ottobre.

Eppure da quel giorno non risultano verbali di riunioni sul tavolo di crisi Whirlpool. La storia si ripete: come per MercatoneUno Di Maio non ha vigilato sul piano di sviluppo e il MISE si trova di nuovo spiazzato dagli eventi.

Ma Di Maio dovrà spiegare agli italiani e ai lavoratori come mai Whirlpool EMEA ha deciso di procedere con la riconversione del sito di Napoli e la cessione del ramo d’azienda a una società terza

”in grado di garantire la continuità industriale allo stabilimento e massimi livelli occupazionali, al fine di creare le condizioni per un futuro sostenibile del sito napoletano”

quando nell’accordo firmato da Di Maio è scritto che

«il sito conferma la sua missione produttiva di Lavatrici a carica frontale di alta gamma» e che «il totale degli investimenti previsti per il sito nel triennio 2019 -2021 sarà di circa 17 milioni di euro, tra prodotto, processo, ricerca e sviluppo».

Come mai il Ministero non si è accorto di nulla?

«Con Di Maio e M5S le aziende riaprono: Whirpool riporta la produzione in Italia. Con Renzi e PD le aziende chiudevano delocalizzando».

Così titolava trionfante il sito di propaganda pro-M5S Silenzi e Falsità il 26 ottobre. Ed è solo una coincidenza che il sito sia gestito da Marcello Dettori, fratello di quel Pietro Dettori uomo chiave di Davide Casaleggio e attualmente in forza nello staff del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Ma nemmeno la propaganda più spudorata può nascondere la mancanza dell’attività di vigilanza necessaria a verificare che gli accordi presi vengano rispettati. Whirlpool in un comunicato conferma «le direttrici strategiche del Piano Industriale firmato lo scorso 25 ottobre presso il MISE; in particolare gli investimenti pari a 250 milioni per il triennio 2019-2021 in attività di innovazione, prodotto, processo e ricerca e sviluppo nei suoi siti industriali in Italia».

Eppure tra quelle direttrici strategiche previste dal Piano Industriale c’erano anche gli investimenti sul sito produttivo di Napoli. Ed infatti in una nota unitaria dei sindacati di categoria Fim, Uilm, Fiom e Uglm si legge

«diamo per scontato che il Governo chieda a Whirlpool di rispettare l’accordo sottoscritto il 25 ottobre 2018 in sede istituzionale, non solo per elementari esigenze di tutela dei lavoratori, ma anche perché di quell’accordo fu sottoscrittore anche lo stesso ministro». Ed in effetti a Di Maio non si chiede molto: solo di far rispettare gli accordi presi.

E indovinate cosa fa quel Ministro che in questi mesi, dopo la foto e il post di rito, doveva controllare che l’azienda rispettasse il Piano Industriale? Scrive un post dove dice che con il suo comportamento la Whirlpool ha mancato di rispetto al Ministero e che pretende «che venga puntualmente fatta chiarezza su quanto accaduto nelle scorse ore al tavolo che ho già convocato per il prossimo 4 giugno».

Addirittura il 31 maggio 2019 Di Maio scrive che il MISE

«è pronto a rimettere in discussione l’intero piano industriale e a verificare l’utilizzo che è stato fatto degli ammortizzatori sociali fino ad oggi».

Ma questo significa che fino a oggi il ministro Luigi Di Maio non ha verificato quello che succedeva alla Whirlpool?

L’ex Ministro dello sviluppo Carlo Calenda, uno dei pochi che rimpiango del passato Governo, sottolinea le responsabilità di Di Maio nel caso Whirlpool:

I tavoli di crisi sono fuori controllo, Di Maio arrogantemente ha tolto una persona che sapeva fare quel lavoro molto bene e ci ha messo un incapace, Giorgio Sorial del M5s, che non è stato eletto“.

Così l’europarlamentare di Siamo Europei-Pd, ospite di 24 Mattino (Radio24), risponde a una domanda di Oscar Giannino in merito alle chiusure di Mercatone Uno e Whirlpool. A riportarlo è Il Fatto quotidiano.

L’ex ministro dello Sviluppo Economico spiega:

Non è che la colpa della decisione di Whirlpool è di Di Maio, ci mancherebbe. La colpa enorme di Di Maio è che lo viene a sapere dalla stampa. E’ una cosa inimmaginabile. La verità è che ai tavoli di crisi non ci sta più nessuno. E il ministro Di Maio non ci va, non si sa il perché. E’ stato sostituito un signore, Giampiero Castano, che non era certamente un uomo mio, lo trovai quando diventai ministro. Castano da 20 anni con grande perizia seguiva ai tavoli le crisi aziendali, monitorando il tutto”.

E aggiunge:

Il ministero dello Sviluppo Economico è stato occupato “manu militari” da persone che in vita loro non hanno mai fatto questo lavoro. Risultato? Si apprende del Mercato. ne Uno dopo che è andato in fallimento, cosa assurda perché si tratta di vigilanza commissariale e i commissari hanno un anno di vigilanza successiva. E la stessa cosa è successa per Whirlpool”.

Calenda sottolinea:

Nessuno dà a Di Maio responsabilità che non ha. Ma ne ha una gigantesca: non si siede ai tavoli di crisi. Nessuno segue più questi tavoli, lo ha detto anche Marco Bentivogli l’altro giorno. Di Maio nega? Veramente lui non ci va ai tavoli. Fa venire a Roma a spese loro quelli di Alcoa, che è gente tosta. E non li incontra. Ma come si permette? Perché pensa di potersi permettere una cosa del genere?”.

Caso Whirlpool a Napoli, le accuse contro Di Maio

di maio whirlpool mercatone uno

Ma le accuse politiche contro Luigi Di Maio sono molteplici. Come riporta Il Mattino. Per il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che non è mai andato tenero contr il segretario dei Cinquestelle:

«la vertenza Whirlpool è stata affrontata e seguita direttamente dal ministero del Lavoro, che ne aveva garantito la soluzione. Verifichiamo oggi che le cose dette non corrispondono alla realtà. Sollecitiamo il ministero a riconvocare le parti sociali per fare chiarezza e impegnare l’azienda alla tutela piena dell’occupazione e a perseguire lo sviluppo delle attività produttive»

ha aggiunto il governatore.

Critiche a Di Maio anche da Forza Italia: per la vicecapogruppo al Senato, Licia Ronzulli:

«la sua attività ministeriale è costellata di insuccessi. Vince soltanto su Rousseau ma, una volta uscito dalla piattaforma, pare abbia la capacità di distruggere tutto quello che tocca».

Ieri mattina presso la sede dell’azienda americana si è presentato anche il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris:

«Sono stato al presidio delle lavoratrici e dei lavoratori Whirlpool a via Argine. Centinaia di lavoratrici e lavoratori che stanno rischiando il proprio lavoro per colpa di accordi disattesi. La città, il sindaco e tutta l’amministrazione comunale lotteranno al loro fianco affinché non sia toccato neanche un posto di lavoro».

Gli operai della fabbrica parlano del dramma che provocherebbe per loro perdere il posto di lavoro. Malgrado il fatto che, aggiungono gli operai, abbiano accettato le peggiori condizioni lavorative pur di continuare. Inoltre asseriscono che l’azienda funzioni bene. Si rischia, dicono con l’amaro in bocca, che si dia manovalanza alla Camorra.

Le responsabilità di Di Maio su Mercatone Uno

Mercatone Uno

Anche sulla chiusura di Mercatone Uno pesano le responsabilità di Luigi Di Maio. Sempre per la mancata vigilanza post-accordo. A spiegarle è anche qui l’ex Ministro Calenda:

“Per Mercatone Uno ho deciso io di autorizzare la cessione, non di chiudere il contratto, per la semplice ragione che dopo tre gare deserte falliva, il 18 maggio, perché non c’erano acquirenti. La scelta era tra avere undici mesi fa quello che è successo oggi o provare, con un imprenditore che talmente sapevamo poco credibile che abbiamo messo un rafforzamento patrimoniale che si doveva verificare prima di perfezionare il contratto e Di Maio non lo ha verificato e ha perfezionato il contratto. Perchè l’ha chiuso Di Maio”.

Per l’ex ministro c’era poi “una clausola revocatoria che poteva essere usata”, in caso di inadempienza, “per riprendersi Mercatone Uno“.

Ma “nessuno ha fatto una riunione, nessuno ha verificato niente. I sindacati hanno chiesto riunioni per mesi e sono stati rimandati al 30 maggio, dopo che erano partiti gli avvisi di licenziamento. E così sta succedendo in tutte le crisi aziendali”

conclude Calenda.

Come spiega QuiFinanza, Shernon Holding – che ha rilevato l’azienda dopo il dissesto per il quale sono indagati con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta ex soci e amministratori – lo scorso anno aveva acquistato i 55 punti vendita chiusi durante la notte e circa un mese fa aveva fatto domanda di ammissione al concordato preventivo. La procedura che attraverso un iter giudiziario al tribunale civile permette di ripianare i debiti con i creditori. Oltre 500 le aziende fornitrici che vantano crediti non riscossi per circa 250 milioni di euro.

Giovedì 23 maggio, il Tribunale di Reggio Emilia ha dichiarato il fallimento. Una notizia che ha colto tutti di sorpresa, persino gli oltre 1.800 lavoratori in tutta Italia che lo hanno scoperto attraverso Facebook e WhatsApp, durante la notte. Davanti a numerosi negozi chiusi sono in corso presidi e sit-in dei lavoratori.

Di Maio, altre vertenze sindacali finite male

Ma sono altri i casi che mettono in imbarazzo il Ministro del lavoro e dello sviluppo economico. Che somiglia sempre più al Ministro della Disoccupazione. In ordine non cronologico:

Lo storico dado Knorr, quello per fare il brodo in fretta, da 60 anni era prodotto a Sanguinetto, paesino di 4mila anime nella bassa veronese. Giovedì è arrivato il colpo di scena: «Stavamo discutendo del rinnovo del contratto integrativo e invece l’azienda ci ha comunicato lo spostamento della produzione in Portogallo con la procedura di licenziamento per 76 dei 161 lavoratori rimasti», racconta Maria Pia Mazzasette, segretaria della Flai Cgil di Verona (Fonte: Il Manifesto).

Dopo settimane di voci, la ristrutturazione del Gruppo industriale Maccaferri inizia a entrare nel vivo. E per alcune aziende si avvicina l’ora della richiesta di concordato in bianco in continuità aziendale, che dovrebbe essere depositata già oggi in Tribunale (Fonte: Il resto del Carlino)

La FIOM CGIL di Torino rende noto che il 28 maggio si è tenuto un incontro sindacale previsto dalla procedura di legge relativa ai 33 licenziamenti disposti dalla Savio per lo stabilimento di Chiusa San Michele. I termini della procedura sono scaduti ieri (Fonte: Torino Oggi).

Ilva ceduta ai lussemburghesi di AncelorMittal dal primo novembre 2018. Lo stabilimento siderurgico di Taranto fu inaugurato nel 1965. Prima sotto l’insegna Italsider, poi Nuova Italsider, Ilva ed ora ArcelorMittal. Il polo è stato sotto la gestione pubblica con le Partecipazioni Statali e l’Iri, poi nel 1995 fu ceduto al privato con l’avvento del gruppo Riva. Dopo il sequestro degli impianti dell’area a caldo del 2012 c’è stata la gestione commissariale. Ora i sindacati hanno segnalato “gravi anomalie” nella scelta degli esuberi. (Fonte: Il Fatto quotidiano).

Pernigotti, tutti in cassa integrazione straordinaria per reindustrializzazione destinata ai cento dipendenti della Pernigotti di Novi Ligure (Alessandria). (Fonte: LaRepubblica)

SONDAGGIO

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

3 Risposte a “Chiusura Whirlpool a Napoli, un altro capolavoro di Di Maio”

  1. ma che dici? Informati bene, proprio ieri Di Maio ha concluso accordi favorevoli con whirlpool, perché parlare a vanvera

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