Nicola Zingaretti Segretario del Pd? Ecco perché è un pericolo per l’ambiente

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Il Partito democratico è in crisi profonda. Dopo aver viaggiato fin dalla sua nascita e per diversi anni con una media del 25% (tutto sommato la somma dei voti che prendevano Ds e Margherita separatamente), e arrivando al 41% alle elezioni europee grazie alla guida di Renzi (con tanto di 80 euro nelle buste paga di tanti lavoratori dipendenti), oggi si attesta a molto meno del 20%. In alcune realtà territoriali sta perfino sparendo.

Renzi ha dunque portato il Pd dalle stelle alle stalle. Dal Paradiso all’Inferno. Facendo toccare ai democratici prima l’apice in occasione delle succitate elezioni europee e poi trascinandoli verso il baratro quando ha provato troppo in fretta a scalare l’Everest. Ossia, proporre un referendum costituzionale quando il vento era in poppa. Mettendo in gioco anche la sua stessa carriera politica, poi di fatto smentendosi quando, malgrado la sconfitta, ha continuato a farla. E con lui la Boschi.

Poi ha inanellato una serie di errori, tra i quali, ricandidare la stessa Boschi che pure aveva promesso di finirla con la politica in caso di sconfitta in ben 5 collegi. E invece. Per non parlare dei continui litigi interni e della fuga dei rottamati che hanno creato un altro partito. Il quale ha finito solo per togliere voti al Pd e racimolare qualche misero seggio in Parlamento. Gli scandali bancari diretti e indiretti, nonché la scellerata gestione della immigrazione, hanno fatto il resto.

Dopo la batosta alle elezioni politiche e la collisione con un iceberg peraltro già intravisto all’orizzonte da tempo, il Partito democratico è alla ricerca di un segretario capace di raddrizzare la nave che affonda. Un’impresa degna del peggior Francesco Schettino o del Capitano Edward Smith. Per chi non lo sapesse, quello del Titanic.

Tra i nomi che circolano, c’è quello di Nicola Zingaretti, fratello di Luca, apprezzatissimo attore. Famoso soprattutto per la serie di Montalbano. Zingaretti sente di potercela fare in quanto alle ultime regionali nel Lazio di quest’anno, è riuscito a vincere malgrado il fatto che il Pd cominciasse ad imbarcare acqua. Mentre i Cinquestelle continuavano a macinare consensi. Sebbene occorra dire che la vittoria fu anche dovuta al fatto che il centrodestra si presentò diviso, con due candidati. Mentre al ballottaggio ebbe la meglio contro uno dei due, Stefano Parisi, per un solo punto percentuale.

Detto ciò, Zingaretti si presenta come l’alternativa a quanto stiamo assistendo oggi nel Pd. Eppure, per quello che ha fatto nella Regione Lazio in questi primi 5 anni, dal punto di vista ambientale c’è poco da stare sereni. Come dicono da quelle parti.

Nicola Zingaretti e le discutibili politiche ambientali

nicola zingaretti pd

Come riporta Fabio Balocco, sul suo blog sul Fatto quotidiano, lo scorso 12 settembre 2018 è stato approvato, con emendamenti, l’articolo 3 della proposta di legge regionale n. 55 del 2018 sulla semplificazione amministrativa effettuata dalla Giunta regionale del Lazio, presieduta appunto da Nicola Zingaretti, articolo che ha modificato l’articolo 26 della legge regionale Lazio n. 29/1997 e successive modifiche sulle aree naturali protette. La modifica riguarda la procedura di approvazione dei piani delle aree naturali, dove ora varrà il silenzio-assenso:

Trascorsi tre mesi dall’assegnazione della proposta di piano alla commissione consiliare competente la proposta è iscritta all’ordine del giorno dell’Aula (…) Il Consiglio regionale si esprime entro i successivi centoventi giorni, decorsi i quali il piano s’intende approvato”.

In pratica, in complessivi sette mesi di silenzio-assenso il piano dell’area naturale protetta potrà esser approvato senza la benché minima discussione. Una norma che sembra fatta apposta per favorire le speculazioni all’interno dei parchi. Allo stato, in particolare, una. La proposta di piano della riserva naturale “Tenuta dell’Acquafredda” che prevede ben 180mila metri cubi di volumetrie “a scopo socio-sanitario” per la “valorizzazione di terreni di proprietà dell’ente ecclesiastico Amministrazione patrimonio sede apostolica”, il Vaticano, per capirci.

L’operazione appare decisamente grave sul piano politico-ambientale, ma rivela anche profili di incostituzionalità, visto che contrasta con gli articoli 12, 22 e 25 della legge n. 394/1991 (Legge quadro sulle aree protette), che, per quanto riguarda i piani paesistici delle aree naturali protette, obbliga la Regione alla pianificazione in uno con il ministero dell’Ambiente e con il ministero per i Beni e attività culturali. Tant’è che il Gruppo d’intervento giuridico onlus dell’amico Stefano Deliperi rivolgerà un’istanza al governo perché la impugni davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze statali in materia ambientale.

Ma torniamo a Zingaretti e alla sua idiosincrasia per ambiente e territorio. Guardiamo all’autostrada Roma-Latina.

Dopo il recente pronunciamento del Consiglio di Stato che ha annullato il bando per realizzare l’arteria, egli ha dichiarato che essa è “un’opera fondamentale” e sarà realizzata comunque, eventualmente in house. Peccato che un tratto di questa autostrada ricada interamente nel territorio della Riserva naturale statale del litorale romano. La riserva è suddivisa in due zone: zona 1 in cui è vietata qualsiasi trasformazione del territorio e la zona 2 in cui è possibile, previo rilascio del nulla osta, realizzare opere.

Il tratto in questione di circa 15 km di cui oltre l’80% tutto all’interno della riserva, con la sua opera più importante, il cosiddetto Viadotto Tevere (circa 1500 metri), ricade interamente in zona 1 dove è appunto vietata qualsiasi trasformazione del territorio.

E veniamo a un’altra caratteristica del Pd e di Zingaretti in particolare: il feeling per i cacciatori. A gennaio ha posticipato la chiusura della caccia a tordi e cesene e poi ha anticipato al primo settembre scorso l’apertura della caccia ed esteso le ore giornaliere.

Il 14 ottobre, Zingaretti, durante il suo tour Piazza grande (“Il domani appartiene a chi ha il coraggio di inventarlo” il motto), è stato contestato per i motivi di cui sopra da un gruppo di animalisti. Lui li ha definiti “malati psichiatrici”.

Considerando che il nostro Paese è già afflitto da una profonda fragilità idrogeologica, vengono seri dubbi su quanto Zingaretti possa migliorare le cose se diventasse Presidente del consiglio. Ma, alla luce di come sta mal messo il Pd, che non riesce neanche più ad organizzare delle cene, sembra una ipotesi molto remota.

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