Luigi Tenco, fu omicidio? I tanti indizi che lo proverebbero

Quest’anno sono ricorsi i cinquant’anni dalla morte di Luigi Tenco. Giovane cantante genovese, appartenente alla scuola di cantautori genovesi anni ’50-’60, insieme a Gino Paoli, Fabrizio De Andrè, Bruno Lauzi, Umberto Bindi e Paolo Conte. Era la notte del 27 gennaio 1967, quando Luigi Tenco fu trovato morto nella stanza 219 dell’ Hotel Savoy, a Sanremo, dopo esser stato eliminato dall’omonimo Festival al quale concorreva in coppia con Dalida con la canzone “Ciao amore ciao“. La versione ufficiale parla di suicidio. Di un Tenco particolarmente provato per l’eliminazione dal Festival, preferito a canzoni a suo dire (e non solo) più banali come “Io, tu e le rose”, cantata da Orietta Berti.

Del resto, Luigi Tenco partecipò controvoglia alla kermesse ligure ed era già apparso nelle ore precedenti incupito, con lo sguardo assente. La stessa seconda esibizione fu volutamente sottotono, più lenta rispetto al cliché. Al punto da creare malumori anche in Dalida. Ma la sua morte è ancora avvolta nel mistero. E neppure l’esumazione del cadavere avvenuta nel 2006 ha diradato gli ultimi dubbi. Ritenuta anch’essa frettolosa e superficiale, tanto da esserne richiesta una nuova nel 2013, ma respinta. Sul web circolano diversi indizi che proverebbero che quello di Tenco sia stato omicidio e non suicidio. Di seguito riporto prima la versione ufficiale e poi le tesi cosiddette complottiste.

Luigi Tenco, la versione ufficiale dell’omicidio

luigi tenco sanremoPartiamo con la versione ufficiale, raccontata dal sito Cronaca nera, che non crede alla tesi dell’omicidio. Che Sanremo fosse una gara commerciale, per lui, non c’è dubbio. E anche che l’avesse convinto Dalida. Meno chiaro è se poi volesse arrivare davvero primo o se così avesse capito. Fatto sta che quella sera canta alle 22.30, è molto teso, sembra in apnea davanti al microfono. Poi si addormenta su un tavolo. Lo svegliano per dirgli che è stato escluso e impreca contro tutti. Vanno tutti al “Nostromo” a cena (è l’una di notte), lui guida come un pazzo; ma non entra, prende e se ne va in hotel. Qui si scola un litro di grappa e prende pasticche di Pronox ( l’accoppiata superalcolico-barbiturico non c’entra niente con quel che accadde: aumentò solo la rilassatezza del cantante, e il Pronox d’altronde favoriva il sonno). Poi chiama la sua fidanzata segreta, Valeria. L’ora esatta di questa telefonata è dibattuta, ma dura circa mezz’ora. Si mettono d’accordo: si vedranno domani.

Luigi Tenco viene trovato da Dalida alle 2.10 circa di notte. E’ lì, di traverso, qualche metro davanti alla porta. Dalida urla. La portano in camera sua, ha la lettera d’addio di Tenco con sè. E’ solo mezz’ora dopo che viene consegnata alla polizia. Intanto, succede un bordello. Entrano Lucio Dalla, Sandro Ciotti, arrivano altri. La polizia, guidata dall’ineffabile commissario Arrigo Molinari , arriva al Savoy e scopre che questo mondo e quell’altro è già passato nella 219. Un medico, Franco Borelli, arriva alle tre e certifica il suicidio (e vede la pistola tra le gambe di Tenco, un posto perfettamente compatibile con uno che s’è sparato in piedi).

Molinari intanto si trova pressato tra Ugo Zatterin, Presidente della Commissione Selezionatrice, che vuole far proseguire il Festival, e chi grida, come Lello Bersani, che invece va fermato. Da questo momento sarà Zatterin a guidare le indagini: non vuole il cadavere al Festival e Molinari lo porta via. Dirà anni dopo il commissario che da una parte Zatterin lo minacciava di destituzione perchè aveva reso pubblico il biglietto e gli chiedeva di fare sparire il corpo, dall’altra Bersani lo costrinse (sic!) a riportare il cadavere di Tenco dall’obitorio all’hotel, per mostrarlo a tutti e far capire che il Festival non poteva proseguire, per contestare. Chi conobbe Bersani giura che non era il tipo.

Il cadavere è intanto già arrivato al cimitero, quando il commissario s’accorge di un leggero dettaglio: ohibò, ma non abbiamo fotografato la scena del crimine! Riportate indietro il cadavere! Così, Tenco verso le 4 viene riportato nella 219, rimesso più o meno dov’era (e infatti il cadavere finisce grottescamente con i piedi sotto il comò), la pistola messa più o meno dov’era (e infatti finisce assurdamente sotto i glutei) e vengono scattate in tutto, udite udite, numero 6 foto. E questo è il sopralluogo! Va da sè che la posizione del corpo e dell’arma non significano letteralmente nulla, quindi. Il caso è archiviato come suicidio così rapidamente che non ritengono nemmeno di fare l’autopsia.

Suicidio di Luigi Tenco: cosa dice Misteri d’Italia

luigi tenco omicidioPartiamo da quanto riporta Misteri d’Italia, portale che si occupa appunto dei tanti casi irrisolti del nostro Paese.

“All’1.40 – ha scritto Aldo Fegatelli Colonna in una recente biografia – Tenco è ancora vivo. Dalida riferirà al commissario Molinari di essere entrata nella stanza di Tenco tra le 2.00 e le 2.10. Il dottor Borelli, che ne constata il decesso, è arrivato sul posto alle 2.45 e presume che la morte risalga a quindici-venti minuti prima al massimo, cioè non prima delle 2.25. Ci sono due “buchi”, uno di dieci minuti, l’altro di mezz’ora”.

La porta della stanza 219 è accostata e con la chiave nella toppa esterna. Ai primi soccorritori Dalida appare mentre alza da terra il busto di Luigi e lo abbraccia. E’ un flash d’agenzia a diffondere la notizia della morte del cantautore, dando per certa la tesi del suicidio. Il primo inquirente a giungere sul posto è il vicedirigente del commissariato di Sanremo, Arrigo Molinari, il cui nome (detto per inciso), anni dopo, finirà nelle liste della P2. Il cadavere, stranamente, viene subito trasferito all’obitorio e poi riportato in albergo, dal momento che gli investigatori si sono dimenticati (sembra incredibile!) di “fare effettuare i rilievi fotografici essenziali per la completezza del fascicolo da trasmettere alla Procura”.

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