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Ue, non solo Sassoli: quelle nomine femminili che preoccupano

Si sperava che con le elezioni europee di oltre un mese fa, qualcosa nelle istituzioni europee potesse cambiare. Certo, la spallata decisiva ai due partiti tradizionali che l’hanno governata fino ad oggi – ossia Ppe, Pse e Alde – da parte dei partiti euroscettici e nazionalisti, non è arrivata. Hanno eroso molti voti, soprattutto ai socialisti, ma non si può parlare di Tsunami come si profilava.

Tuttavia, a distanza di 5 anni dalle ultime elezioni continentali, che avevano già fatto scattare un primo allarme, i voti ai partiti nazionalisti ed euroscettici sono aumentati di molto. Quindi, il campanello d’allarme ha aumentato il proprio volume.

Eppure, sembra che nulla sia cambiato tra i vertici delle istituzioni europee. Ho già parlato della nomina di David Sassoli (Partito democratico) come Presidente del Parlamento europeo. Un socialista, quindi rappresentante di un partito a livello europeo in caduta libera (l’ecatombe è stata evitata solo grazie al redivivo socialismo spagnolo e alla timida ripresa del Pd). L’unica soddisfazione che resta è che bissa la nomina di un altro italiano, il predecessore Antonio Tajani (Forza Italia).

Qui invece presento le due donne che andranno a ricoprire altri due incarichi molto importanti: per l’incarico di Presidente della Commissione europea è stata indicata infatti Ursula von der Leyen. Mentre per la presidenza della Banca Centrale Europea (BCE) è stata indicata Christine Lagarde. Ecco perché non si tratta di due belle .

Chi è Ursula von der Leyen, l’ex disastroso Ministro della difesa tedesco

Ursula von der Leyen

Come riporta Marx21, Ursula von der Leyen è una esponente della CDU di Angela Merkel, già ministro della Famiglia ma particolarmente distintasi come ministro della Difesa, con l’annuncio a maggio del 2016 di una riforma dell’esercito tedesco che si proponeva (anche in polemica con il “lassismo” dei locali stati maggiori) di assumere 14.300 reclute entro il 2023.

Un provvedimento descritto dalla von der Leyen come il più grande impegno in campo militare dai tempi della Guerra Fredda, teso a contenere la minaccia costituita dalla Russia e dallo Stato islamico (sic!). La neo-presidente della Commissione Ue si è altresì segnalata per aver proposto, in occasione del prorompere della crisi greca, di ipotecare le riserve auree nazionali a garanzia dei prestiti concessi al Paese ellenico: una misura talmente forcaiola da costringere lo stesso governo tedesco a prenderne le distanze.

Rincara la dose Il Fatto quotidiano. Entrata piuttosto tardi in politica, i trascorsi della 60enne tedesca sono caratterizzati da luci e ombre. Innegabili i successi al ministero della Famiglia e a quello del Lavoro, con una particolare dedizione alla protezione dei lavoratori, ai congedi parentali e ai sussidi per i neogenitori. Un po’ più difficile la storia al dicastero della Difesa, dove siede dal dicembre 2013. L’obiettivo dichiarato era quello di riformare completamente la Bundeswehr, l’esercito tedesco, carente di armamenti, tecnologiae finanziamenti.

Da subito in difficoltà per la riluttanza della catena di comando dell’esercito, con gerarchie profondamente radicate e una avversione piuttosto forte al cambiamento, la Von Der Leyen aveva ottenuto carta bianca per rinnovare l’istituzione e portarla, per la prima volta dopo la guerra fredda, al livello degli altri eserciti europei. Ma prima un passo falso nella gestione di un complicato caso di estremismo di destra di un alto ufficiale, poi un sospetto caso di corruzione e nepotismo, hanno rovinato l’immagine dell’astro della politica tedesca. Tanto che il settimanale “Die Welt” si chiede se questa sia la migliore mossa per riformare l’Europa.

Dall’entrata di Von Der Leyen al dicastero della difesa si è fatto sempre più comune il ricorso a consulenze esterne e a contratti diretti per velocizzare gli approvvigionamenti da parte dell’esercito. Solo nel 2015 e nel 2016 sono stati spesi almeno 200 milioni di euro per consulenti esterni. Per riformare l’esercito tedesco la Von Der Leyen assunse Katrin Suder come segretario degli armamenti. La donna era stata in precedenza una top manager presso la società di consulenza McKinsey.

Suder, portò con sé un suo collega di McKinsey, Gundbert Scherf. Insieme i due istituirono un nuovo project management per i progetti di difesa. Durante questo periodo, aumentò considerevolmente il ricorso alle consulenze esterne. Non solo da McKinsey, ma anche da Accenture, nota società di consulenza gestionale e servizi tecnologici. Così, solo le spese per Accenture passarono velocemente dai 459mila euro del 2014 a 4,2 milioni nel 2017 e 20 milioni nel 2018.

I fatti avrebbero portato ad una verifica da parte della Corte dei conti tedesca e all’apertura di una commissione d’inchiesta al Bundestag per appalti illeciti, dove le sedute si stanno svolgendo in questi giorni. La Corte dei conti federale, infatti, ritiene che tali spese non fossero necessarie e critica il fatto che spesso le direttive sugli appalti pubblici non siano state rispettate.

Il principio è quello che quando la Bundeswehr commissiona servizi esterni, deve dimostrare la necessità, controllare la redditività e, di norma, anche renderli pubblici in ottica concorrenziale. Tuttavia, è stato riscontrato che ciò non è avvenuto in diversi casi. In un rapporto confidenziale dell’ottobre 2018, secondo il quotidiano economico Handelsblatt, i revisori dei conti constatano che su un campione di 56 contratti 44 assegnazioni erano dirette, ossia senza una procedura formale.

Nel corso della sua audizione dinanzi alla commissione d’inchiesta del Bundestag incaricata di far luce sulla vicenda, il generale Erhard Buehler, già direttore per la Pianificazione del ministero della Difesa, e anch’egli coinvolto nella vicenda, ha affermato che “senza consulenti esterni, le forze armate non sarebbero state in grado di avviare il loro ammodernamento”, fortemente desiderato dalla titolare del dicastero.

Il generale Buehler e Timo Noetzel, dipendente della società di consulenza Accenture, sono stati i primi testimoni chiave dello scandalo consulenze ad essere ascoltati dalla commissione d’inchiesta del Bundestag. Secondo i membri dell’organo parlamentare, grazie ai servizi offerti al Ministero della difesa, Accenture ha potuto aumentare gli ordini delle consulenze fino a 22 milioni di euro nel 2018.

Tutto ciò sarebbe stato reso possibile dal fatto che il generale Buehler, Noetzel e Katrin Suder, “si conoscevano”. In seguito all’emergere dello scandalo Katrin Suder si sarebbe dimessa. A questo caso si aggiunge un altro minore, quello della Gorch Fock, veliero militare tedesco risalente agli anni 50’, il cui costo di “ristrutturazione” è lievitato da 10 a 135 milioni di euro e per il quale la ministra non si è mai assunta le responsabilità, dichiarando che “nessuno è responsabile”, attirando le accuse dei media e di membri dell’opposizione e del proprio partito.

Infine, le critiche di alcuni parlamentari ed ex ministri della difesa, come Hans-Peter Barthel in carica Spd, che in un rapporto avrebbe detto che la Bundeswehr mancherebbe di personale, materiali e tecnologia, al quale fa eco Rupert Scholz, ex ministro della difesa nel terzo governo Kohl, che ha definito la situazione “disastrosa”.

Ursula von der Leyen e l’accusa di plagio

Ursula von der Leyen chi è

Per la neoeletta Presidente della Commissione europea, però, oltre ai risultati poco lusinghieri come Ministro della Difesa, arriva anche una accusa di plagio.

Con uno dei suoi predecessori alla difesa, Karl-Theodor Zu Guttenberg, la candidata in pectore per la Commissione europea condivide un’accusa di plagio sulla tesi di dottorato. Il primo fu costretto a dimettersi dopo un lungo processo mediatico e le accuse ricevute da parte della propria università. Alla Von Der Leyen venne riservato un altro trattamento. Infatti, la commissione riconobbe l’errore dichiarando l’assenza di dolo.

Ma non sono solo le macchie sul passato a mettere in cattiva luce la ministra, ma anche l’opinione dei giornali. In un lungo articolo del settimanale “Die Welt” si legge che l’invio di Von Der Leyen a Bruxelles sarebbe “una liberazione per Berlino” e “un peso in meno per il proprio partito”.

Infatti, in seguito ai vari fallimenti, la ministra è diventata uno dei membri meno apprezzati del governo Merkel IV. Non ultimo Martin Schulz, ex presidente dell’Europarlamento, che ha definito la Von Der Leyen “il ministro più debole a Berlino”.

Chi è Christine Lagarde, la garante dei poteri forti

Christine Lagarde chi è

Sempre Marx21 descrive Christine Lagarde come avvocato d’affari che per anni ha vissuto e operato negli Stati Uniti e che dal 2011 è stata direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Dice di lei il Sole 24 Ore: “Non avrà certo competenze di politica monetaria, ma negli anni al Fondo ha sviluppato una notevole capacità nella gestione delle crisi”: Traduzione: è una solida garanzia per l’equilibrio del sistema e gli interessi delle classi padronali.

In effetti, ha gestito i primi due piani d’intervento per “soccorrere” lo stato di insolvenza della Grecia e ha coordinato il pacchetto di “aiuti” (57 miliardi di dollari) all’Argentina: per un giudizio sul carattere di questi “aiuti” e “salvataggi” conviene chiedere direttamente ai popoli greco e argentino.

Quando arrivò a Bercy modificò radicalmente il modo di lavorare. Al ministero dell’economia francese puntualità ed efficienza divennero le due parole d’ordine. Non tutti apprezzarono e i nemici si moltiplicarono. Ma questo non le impedì di far carriera. Anzi.

Da allora Christine Lagarde, appena indicata come futuro governatore della Banca centrale europea, ha collezionato un successo dopo l’altro: prima donna al ministero dell’economia con l’ex presidente Nicolas Sarkozy, prima donna nominata direttore generale del Fondo monetario internazionale ed infine, a 63 anni, prima donna a guidare la politica monetaria dell’Unione. In mezzo la “conversione” sull’austerità: nel 2013, infatti, il Fondo guidato da Lagarde ammise di aver sottovalutato i danni delle misure imposte ad Atene nel piano di salvataggio concesso insieme a Commissione Ue alla Bce.

In ogni caso, già nel 2018, la rivista statunitense Forbes l’aveva indicata come la terza donna più influente del mondo, dopo la cancelliera Angela Merkel e l’ex premier britannico Theresa May.

Di certo, nel suo percorso lineare, un tocco di “umanità” lo ha lasciato l’affare Tapie per il quale la Corte di giustizia della République l’ha ritenuta responsabile di “negligenza” nel 2016. La colpa? Per i giudici, da ministro, ha trattato con troppa “leggerezza” la gestione di un contenzioso costato oltre 440 milioni alle casse dello Stato francese. Una sentenza storica pronunciata nella sala dove nel 1793 Maria Antonietta venne giudicata per aver “dilapidato i beni della Francia”.

Ma, si sa, errare humanum est. Così, già ai vertici dell’Fmi, madame Lagarde è risultata “colpevole, ma non condannata” come riferisce il giornale Le Monde del 22 dicembre 2016. Il simbolo di una “giustizia a due velocità” in un verdetto “politicamente criticabile” che in compenso non ha avuto alcun effetto sulla carriera di Madame Lagarde.

Sposata con l’imprenditore Xavier Giocanti, madre di due figli avuti dall’ex marito, l’analista Wilfrid Lagarde, il futuro governatore non è esattamente il prototipo del politico francese. E forse anche per questo è al tempo stesso temuta e apprezzata dal presidente Emmanuel Macron che non vorrebbe subirne la popolarità in Patria. Parigina per nascita, madame Lagarde è però fuori dai giri dell’Ecole nationale d’administration (Ena) attorno alla quale ruota buona parte della politica francese. Anche perché non è riuscita a superare l’esame di ammissione per ben due volte. Ma è senza dubbio un brillante avvocato d’affari che, dall’età di 17 anni, si è formato negli Stati Uniti e che ha saputo combinare il savoir faire francese alla praticità americana.

Prima figlia di quattro, unica donna, ha avuto un’infanzia segnata dalla morte del padre. La mamma, docente di lettere classiche, le ha insegnato con i fatti l’importanza dell’indipendenza che ha consentito alla famiglia di andare avanti nonostante il grave lutto. E la Lagarde è stata l’allieva perfetta: da scout ha subito mostrato doti di leadership diventando chef de sizaine, responsabile del team.

Agli inizi della carriera, dopo l’Università a Paris Nanterre, la giovane Lagarde inizia uno stage nello staff del deputato americano William Cohen che in seguito diventerà segretario della Difesa durante la presidenza di Bill Clinton. Nel 1981, a Parigi, entra nello studio legale Baker & McKenzie per diventarne il numero uno diciotto anni dopo. La carriera politica inizia con Jacques Chirac e Jean-Pierre Raffarin. Così, agli inizi del 2000, l’avvocato d’affari si trasforma in economista con visioni sempre fuori dagli schemi.

Sul caso Lehman si sente di puntualizzare che le cose sarebbero andate diversamente se ci fosse stato un team femminile a gestire la partita “perché le donne hanno un approccio al rischio diverso”. Sulla vicenda della crisi greca, da capo dell’Fmi, ammette che forse l’eccessiva politica di austerità è stata un errore. Ma lo fa dopo aver dichiarato apertamente che il debito pubblico era “sostenibile”, nonostante i dossier interni al Fmi parlavno di incertezze legate al salvataggio greco “così significative che lo staff era incapace di garantire che il debito pubblico fosse sostenibile con una probabilità alta”.

Sull’ambiente sostiene l’odiata carbon tax è l’unica via d’uscita e sulla globalizzazione ritiene che Donald Trump abbia ragione quando chiede “un migliore rispetto delle regole del gioco e anche dell’ambiente e in funzione specifica dell’obiettivo di inclusione dei popoli” come spiega in un’intervista a Les Echos del novembre 2018.

Ma dal prossimo novembre il suo campo d’azione sarà l‘Europa in cui ha ancora fiducia; non ne teme l’implosione. Anche perché l’Italia “tiene molto alla zona euro”. C’è da scommettere che la sua sarà una politica accomodante, sempre nei limiti del mandato della Bce sull’inflazione, in continuità con il percorso già delineato da Mario Draghi.

Una nuova avventura che inizierà consapevole del fatto che “la riuscita non è mai qualcosa di acquisito. È un combattimento perpetuo. Ogni mattina, bisogna portare il proprio contributo e ridare prova delle proprie capacità – si legge sul sito di La Tribune in un’intervista dell’ottobre 2010 -. Ciò che ha richiesto anni ad essere costruito, può affondare l’indomani.

Sono profondamente convinta della necessità di andare avanti passo dopo passo, di rimettersi in questione tutti i giorni, essendo coscienti della fragilità del nostro percorso”. Ma anche della fragilità dell’economia mondiale e soprattutto di quella europea.

Insomma, se le istituzioni europee si tingono di rosa, il loro futuro resta ancora più grigio. Il colore della nebbia e dell’incertezza.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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