Cambiamenti climatici provocati da Co2, bufala o verità? Come stanno le cose

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Sul web è nato un nuovo scontro. Quello relativo ai cambiamenti climatici in atto. In particolare, se sono o meno provocati dalle emissioni di Co2. Anche qui, come per l’Olocausto, sono sorte correnti di pensiero negazioniste. Le quali ritengono che si tratti di puro allarmismo, fomentato da climatologi e ambientalisti improvvisati.

Insomma, la rete ha generato una permanente caccia alle streghe. Un continuo rincorrersi tra fake news e contro-informazione. Un continuo smentirsi a vicenda, che altro non fa che produrre confusione e smarrimento nelle persone. A chi credere? Forse è giusto il suggerimento del grande Leo Longanesi? Ovvero: “Creda a me. Non creda a nessuno”.

Siamo in una nuova epoca. Quella post-scientifica. Successiva, appunto, a quella scientifica, partorita dall’Illuminismo. La quale, a sua volta, ne ha scalzata un’altra: quella basata sulle credenze religiose, sulla superstizione.

Qualcuno, non a caso, parla di un nuovo Medioevo del pensiero. Ma forse non è corretto. Semplicemente, i libri scolastici ed universitari, i giornali, i saggi, sono accolti con scetticismo. C’è voglia di cercare un’altra verità, alternativa a quella che ci viene imposta dalle istituzioni preposte all’istruzione. Dai media mainstream, dagli intellettuali veri o presunti.

Il che, tutto sommato, non è un male. Il beneficio del dubbio è sacrosanto. Sebbene, forse oggi come oggi, sia estremizzato. E rischia lo sforzo continuo di confutare qualsivoglia assunto.

Ma torniamo al clima. In particolare, ai cambiamenti climatici provocati dalle emissioni di Co2. E’ davvero così o si tratta di puro allarmismo? Cerchiamo di capirne di .

Cambiamenti climatici provocati da Co2, la prova nei ghiacciai

Come riporta Climalteranti, portale che si occupa specificamente di clima, uno dei grafici più famosi per i “climatologi amatoriali” come me è quello delle ricostruzioni della temperatura in Antartide e della concentrazione di CO2 degli ultimi 420 mila anni dalla carota di ghiaccio di Vostok. Mostra come queste due quantità siano variate in sincronia e come il nostro clima abbia “oscillato” fra due limiti relativamente ben definiti.

Si può pensare di guardare un po’ meglio a questa correlazione. Prendiamo i dati della carota di ghiaccio di Dome C che copre un intervallo di 800 mila anni e facciamo il grafico della temperatura in funzione della concentrazione di CO2.

cambiamenti climatici co2

Questo grafico mostra come il nostro sistema climatico si comporta naturalmente. La retta è il fit dei dati e in qualche modo rappresenta la correlazione fra le due quantità. Qualunque sia il processo che abbia innescato queste variazioni, possiamo dire che il sistema climatico si porta nel suo stato di quasi-equilibrio con intervalli di valori approssimativamente definiti di temperatura e concentrazione di CO2.

Questo concetto è reso esplicito in un recente articolo di Bernard Etkin dove viene fatta un’analisi dello spazio delle fasi dei dati delle carote di ghiaccio e misure strumentali recenti (Mauna loa per la CO2 e Vostok per la temperatura). Nel grafico mostrato in figura 2, i punti, cioè le coppie (T,CO2), sono connesse con delle linee che mostrano la sequenza temporale dei vari stati.

cambiamenti climatici co2 bufala

Come ci si aspetta, il sistema si comporta in modo essenzialmente caotico anche se, come sappiamo, è forzato dalle variazioni orbitali. Ciò nonostante, T e la concentrazione di CO2 risultano correlate. Etkin riporta un coefficiente di correlazione di 0.86, escludendo i dati del periodo più recente di Law Dome e Mauna Loa. Anche se la correlazione non rappresenta di certo una relazione di causalità, l’ellisse verde rappresenta il dominio all’interno del quale il sistema climatico si è mosso naturalmente per 420 mila anni, cioè gli stati del sistema durante la sua evoluzione naturale forzata dalle variazioni orbitali.

Nel grafico viene pure mostrato che a partire da un paio di secoli fa il sistema è stato improvvisamente spinto fuori da questo dominio per spostarsi in una regione completamente diversa. La pendenza è ora radicalmente cambiata, quasi orizzontale, in un intervallo di tempo in cui i parametri orbitali possono essere considerati costanti; questo porta a pensare che gli agenti che governano il clima sono diversi da qualunque altra cosa vista nelle ultime centinaia di migliaia di anni.

Anche se dall’analisi appena fatta sopra siamo stati in grado di trarre alcune conclusioni generali qualitative, in senso stretto la correlazione della temperatura andrebbe cercata con i cosiddetti forcing, o forzanti. L’eccesso di energia intrappolata da un aumento della concentrazione di CO2 o di qualunque altro gas serra, chiamata appunto forcing, viene calcolato tramite i cosiddetti radiative transfer codes, complessi programmi che considerano in dettaglio l’interazione della radiazione elettromagnetica con l’atmosfera alle varie quote.

Fortunatamente, nell’intervallo di concentrazioni di interesse, il calcolo completo può essere approssimato dalla semplice relazione F=c*ln(C/Co), dove c è una costante uguale a 5.35 W/m2, C e Co sono la concentrazione di CO2 attuale e quella di un livello di riferimento arbitrario. In questo modo, l’asse con la concentrazione di CO2 nel grafico può essere convertita facilmente in forcing.

Valérie Masson-Delmotte et al. hanno fatto qualcosa di simile (e molto altro!). Da un’analisi accurata dei dati di EPICA Dome C (sempre in Antartide), nella loro figura 5b (figura 3 qui), mostrano un grafico simile ai due precedenti. La differenza è che la temperatura è mostrata non in funzione della concentrazione di CO2 ma della somma dei forcing radiativi legati alle concentrazioni di CO2 e CH4, entrambi derivati dalle carote di ghiaccio.

Il fit lineare ha una pendenza di 3.9 °C per W/m2, che rappresenta una sorta di sensitività climatica antartica definita come l=DT/F, cioè l’aumento di temperatura locale per ogni W/m2 di aumento del forcing. Da notare che questo valore non è direttamente confrontabile con la sensitività climatica globale, notoriamente inferiore a quella antartica, e che il forcing dovuto a CO2 e CH4 è solo una parte del totale.

Gli autori hanno anche aggiunto un fit quadratico, che porta ad un miglioramento del fit statisticamente significativo. La pendenza della curva rappresenta la sensitività climatica locale e sarebbe quindi non più costante ma variabile fra i periodi glaciali e interglaciali. In particolare, durante i periodi più caldi è più elevata del valore medio. In altre parole, l’aumento di temperatura in Antartide prodotto da uno stesso forcing è maggiore quando il sistema si trova in una fase più calda. Da notare che Jim Hansen trova una sensitività climatica globale maggiore nei periodi caldi attribuita a feedback molto lenti.

In conclusione si può affermare che i dati paleoclimatologici ci forniscono molte importanti informazioni sui meccanismi di funzionamento del nostro clima.

In particolare ci mostrano come siamo già largamente al di fuori dell’intervallo di variabilità naturale visto durante l’ultimo mezzo milione e più di anni e stiamo proseguendo oltre. Con i soli dati paleoclimatici qui dobbiamo fermarci nell’analisi. In questa nuova regione dello spazio delle fasi, e vista anche la possibile non linearità della risposta climatica, il passato da solo non puo’ darci informazioni precise su cosa ci aspetta.

Cambiamenti climatici provocati da Co2, l’esempio dei nativi americani

nativi americani

Business Insider Italia fa l’esempio dell’eccidio dei nativi americani. Prima dell’arrivo di Colombo nelle Americhe nel 1492, l’area ospitava fiorenti popolazioni indigene per un totale di oltre 60 milioni di persone.

Poco più di un secolo dopo, quel numero era sceso vicino a 6 milioni.

I contatti europei portarono con sé non solo guerra e carestia, ma anche malattie come il vaiolo che decimarono le popolazioni locali. Ora, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Quarternary Science Reviews mostra che quelle morti si sono verificate su una scala così grande che hanno portato a una “piccola era glaciale”: un’era di raffreddamento globale tra il XVI e la metà del XIX secolo.

I ricercatori dell’University College di Londra hanno scoperto che, dopo il rapido declino della popolazione, vaste aree di vegetazione e terreni agricoli sono stati abbandonati. Gli alberi e la flora che ripopolarono quel terreno agricolo non gestito iniziarono ad assorbire più anidride carbonica e a tenerla bloccata nel terreno, rimuovendo così tanto gas serra dall’atmosfera che la temperatura media del pianeta scese di 0,15 gradi Celsius.

Tipicamente, gli esperti guardano alla rivoluzione industriale come alla genesi degli impatti climatici dettati dall’uomo. Ma questo studio dimostra che gli effetti possono essere iniziati circa 250 anni prima.

Gli esseri umani hanno alterato il clima già prima dell’inizio della combustione dei combustibili fossili“, ha dichiarato l’autore principale dello studio, Alexander Koch, a Business Insider. “Il combustibile fossile poi ha alzato il livello.”

Gli esperti hanno lungamente lottato per quantificare l’entità del massacro degli indigeni americani nel Nord, Centro e Sud America. Ciò è dovuto principalmente al fatto che non esistono dati di censimenti o record di dimensioni della popolazione per aiutare a individuare quante persone vivevano in queste aree prima del 1492.

Per approssimare il numero di abitanti, i ricercatori fanno spesso affidamento su una combinazione di resoconti di testimoni oculari europei e registrazioni di pagamenti tributi “encomienda” istituiti durante il dominio coloniale.

Ma nessuno dei due dati è accurato: il primo tende a sovrastimare le dimensioni della popolazione, dato che i primi colonizzatori volevano pubblicizzare le ricchezze di terre appena scoperte ai finanziatori europei, mentre l’ultimo riflette un sistema di pagamento che è stato messo in atto dopo che molte epidemie avevano già fatto il loro corso, hanno osservato gli autori del nuovo studio.

Quindi il nuovo studio offre un metodo diverso: i ricercatori hanno diviso il Nord e il Sud America in 119 regioni e hanno esaminato tutte le stime pubblicate delle popolazioni precolombiane in ciascuna di esse. In tal modo, gli autori hanno calcolato che circa 60,5 milioni di persone vivevano nelle Americhe prima dei contatti europei.

Una volta che Koch ei suoi colleghi hanno confrontato i numeri prima e dopo, la conclusione è stata scioccante.

Tra il 1492 e il 1600, il 90% delle popolazioni indigene nelle Americhe era morto. Ciò significa che circa 55 milioni di persone sono morte a causa della violenza e di agenti patogeni mai visti prima, come il vaiolo, il morbillo e l’influenza.

Secondo questi nuovi calcoli, il bilancio delle vittime rappresentava circa il 10% dell’intera popolazione della Terra in quel momento. Sono più persone rispetto alle popolazioni moderne di New York, Londra, Parigi, Tokyo e Pechino messe insieme.

La scomparsa di così tante persone significava meno agricoltura.

Usando questi numeri di popolazione e le stime su quanto terra le persone usavano pro capite, gli autori dello studio hanno calcolato che le popolazioni indigene coltivavano circa 62 milioni di ettari di terra prima del contatto europeo.

Anche questo numero è crollato di circa il 90%, a soli 6 milioni di ettari per il 1600. Nel corso del tempo, alberi e vegetazione hanno preso il controllo di quella terra precedentemente coltivata e hanno iniziato ad assorbire più anidride carbonica dall’atmosfera.

L’anidride carbonica intrappola il calore nell’atmosfera del pianeta (è ciò che l’attività umana ora emette su una scala senza precedenti), ma piante e alberi assorbono quel gas come parte della fotosintesi. Così, quando la terra coltivata in precedenza nel Nord e nel Sud America – pari a un’area quasi grande come la Francia – è stata rimboschita da alberi e flora, i livelli di anidride carbonica atmosferica sono diminuiti.

Le carote di ghiaccio antartico risalenti alla fine del 1500 e 1600 confermano la diminuzione del biossido di carbonio.

Quella goccia di CO2 è stata sufficiente per abbassare le temperature globali di 0,15 gradi Celsius e contribuire all’enigmatica tendenza al raffreddamento globale chiamata “Piccola era glaciale“, durante la quale i ghiacciai si sono espansi.

Non tutti gli scienziati sono convinti dalla spiegazione di Koch.

I ricercatori probabilmente stanno sopravvalutando il loro caso”, ha detto a Live Science Joerg Schaefer del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University. “Sono assolutamente sicuro che questo documento non spiega la causa della modifica del biossido di carbonio e il cambiamento di temperatura durante quel periodo.”

Koch ha detto che una parte del calo del biossido di carbonio potrebbe essere stato causato da altri fattori naturali come le eruzioni vulcaniche o i cambiamenti nell’attività solare. Ma lui e i suoi colleghi hanno concluso che la morte di 55 milioni di indigeni americani spieghi circa il 50% della riduzione complessiva del biossido di carbonio atmosferico.

Quindi hai bisogno sia di forze naturali che umane per spiegare il calo”, ha detto.

Koch ha detto che i risultati rimettono in discussione la nostra comprensione di quanto a lungo l’attività umana abbia influenzato il clima della Terra.

Le azioni umane in quel momento hanno causato una caduta del CO2 atmosferico che ha raffreddato il pianeta molto prima che la civiltà umana si occupasse dell’idea del cambiamento climatico”

hanno scritto gli autori dello studio.

Ma hanno avvertito che se un simile evento di rimboschimento dovesse accadere oggi, non farebbe molto per mitigare l’attuale tasso di riscaldamento della Terra. Il calo del biossido di carbonio atmosferico avvenuto nel 1600 rappresenta solo circa tre anni di emissioni di combustibili fossili oggi, ha detto Koch.

Non c’è modo di ridurre le emissioni di combustibili fossili”, ha detto, aggiungendo che anche il rimboschimento e il ripristino delle foreste rimangono cruciali.

Cambiamenti climatici e Co2, il Nobel Carlo Rubbia smentisce correlazione

carlo rubbia premio nobel

Il Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, nel 2014 tenne un discorso alla Camera dove confutò la correlazione tra cambiamenti climatici e Co2. Questo il suo discorso, ripreso dal sito del giornalista Nicola Porro.

Sono una persona che ha lavorato almeno un quarto di secolo sulla questione dell’energia nei vari aspetti e, quindi, conosco le cose con grande chiarezza. Vorrei esprimere alcuni concetti rapidamente anche perché i tempi sono brevi. La prima osservazione è che il clima della Terra è sempre cambiato. Oggi noi pensiamo (in un certo senso, probabilmente, in maniera falsa) che se non facciamo nulla e se teniamo la CO2 sotto controllo, il clima della Terra resterebbe invariato. Questo non è assolutamente vero.

Vorrei ricordare che durante l’ultimo milione di anni la Terra era dominata da periodi di glaciazione in cui la temperatura era di meno 10 gradi, tranne brevissimi periodi in cui c’ è stata la temperatura che è quella di oggi. L’ ultimo è stato 10.000 anni fa, quando è cominciato il cambiamento climatico che conosciamo con l’agricoltura, lo sviluppo, che è la base di tutta la nostra civilizzazione di oggi. Negli ultimi 2.000 anni, ad esempio, la temperatura della Terra è cambiata profondamente. Ai tempi dei Romani, ad esempio, Annibale ha attraversato le Alpi con gli elefanti per venire in Italia.

Oggi non ci potrebbe venire, perché la temperatura della Terra è inferiore a quella che era ai tempi dei Romani. Quindi, oggi gli elefanti non potrebbero attraversare la zona dove sono passati.

C’è stato un periodo, nel Medioevo, in cui si è verificata una piccola glaciazione; intorno all’ anno 1000 c’ è stato un aumento di temperatura simile a quello dei tempi dei Romani (ricordiamo che ai tempi dei Romani la temperatura era un grado e mezzo più alta di quella di oggi).

Poi c’è stata una mini-glaciazione durante il periodo 1500-1600 che riguardo il Nord con i vichinghi hanno avuto degli enormi problemi di sopravvivenza a causa di questa mini-glaciazione, che si è sviluppata con cambiamenti di temperatura sostanziali.

Se restiamo nel periodo degli ultimi 100 anni, ci sono stati dei cambiamenti climatici sostanziali, che sono avvenuti ben prima dell’effetto antropogenico, dell’effetto serra e così via. Per esempio, negli anni Quaranta c’è stato un cambiamento sostanziale. Poi c’è stato un cambiamento di temperatura che si collega all’uomo (non dimentichiamo che quando sono nato io, la popolazione della Terra era 3,7 volte inferiore a quella di oggi e che il consumo energetico primario è aumentato 11 volte).

Questi cambiamenti hanno avuto effetti molto strani e contraddittori sul comportamento del pianeta. Vorrei ricordare che dal 2000 al 2014 la temperatura della Terra non è aumentata: essa è diminuita di 0,2 gradi e noi non abbiamo osservato negli ultimi 15 anni alcun cambiamento climatico di una certa dimensione. Questo è un fatto di cui tutti voi dovete rendervi conto, perché non siamo di fronte ad un’esplosione della temperatura.

La temperatura è aumentata fino al 2000: da quel momento siamo rimasti costanti, anzi siamo scesi di 0,2 gradi. Io guardo i fatti. Il fatto è che la temperatura media della Terra, negli ultimi 15 anni, non è aumentata ma diminuita.

Nonostante questo, ci troviamo di fronte ad una situazione assolutamente drammatica: le emissioni di CO2 stanno aumentando in maniera esponenziale. Tra le varie soluzioni dell’IPCC prevale la soluzione del business as usual. Essa è la soluzione più alta di tutte: indica che, effettivamente, anche grazie allo sviluppo della Cina e degli altri Paesi in via di sviluppo, l’aumento delle emissioni di CO2 sta avvenendo con estrema rapidità.

Le emissioni stanno aumentando in maniera tale che, a mio parere, tutte le speranze che abbiamo di ridurre il consumo energetico facendo azioni politiche ed altro, sono contraddette dal fatto che oggi il cambiamento climatico del CO2 ha un aumento esponenziale senza mostrare una inversione di tendenza; sta crescendo liberamente.

Vorrei ricordare che l’unico Paese nel mondo riuscito a mantenere e ridurre le emissioni di CO2 sono gli Stati Uniti: non l’Europa, non la Cina, ma gli Stati Uniti. Per quale motivo? C’è stato lo sviluppo del gas naturale, che adesso sta rimpiazzando fondamentalmente le emissioni di CO2 dovute al carbone. Ricordiamo anche che il costo dell’energia elettrica in America è due volte il costo dell’Europa. Perché?

Il consumo della chimica fine in Europa è deficitario e in crollo fisso, perché fondamentalmente in America si stanno sviluppando delle tecnologie grazie ad uno sviluppo tecnologico ambientale importantissimo, che ha permesso veramente di cambiare le cose. Questo dà un messaggio chiaro: soltanto attraverso lo sviluppo tecnologico possiamo cercare di entrare in competizione con gli altri Paesi e non attraverso misure come quelle dell’Unione europea, che sono sempre state misure di coercizione e di impegno politico formale, senza una soluzione.

Guardiamo la situazione americana (dove c’ è un progresso effettivo nel vantaggio tecnologico che crea business, posti di lavoro) e guardiamo la situazione europea. Secondo me, c’ è una grandissima differenza: anche le soluzioni provenienti dalle energie rinnovabili con gli sviluppi tecnologici nel campo del gas naturale si trovano in situazione estremamente difficile perché oggi il costo del gas naturale in America è un quinto di quello in Europa. In Europa il costo delle energie rinnovabili è superiore a quello del gas naturale. Pertanto, dobbiamo renderci conto che la soluzione tecnologica dipende da quello che vogliamo fare.

Sto portando avanti un programma che, a mio parere, potrebbe essere studiato con molta più attenzione anche dal nostro Paese: trasformare il gas naturale ed emetterlo senza emissioni di CO2. Il gas naturale è fatto di CH4, cioè quattro idrogeni e un carbonio.

È possibile trasformare questo gas naturale, spontaneamente, in black carbon (grafite) ed idrogeno. Questa grafite, essendo un materiale solido, non rappresenta produzione di CO2.

Quindi è oggi possibile utilizzare il gas naturale, di cui ci sono risorse assolutamente incredibili. Non mi riferisco tanto allo shale gas che, a mio parere, è una soluzione discutibile, ma soprattutto a quelli che si chiamano clatrati. Onorevoli, vorrei chiedere quanti di voi sanno cosa è un clatrato. Nessuno? Questo è il problema. È un problema molto serio.

Il mio parere personale è che si può portare avanti il programma attraverso l’innovazione tecnologica e lo sviluppo di idee nuove. Il programma è quello di evitare le CO2 emission utilizzando il gas naturale senza emissioni di CO2. Stiamo facendo degli esperimenti che dimostrano che effettivamente la cosa si può fare. Perché nessuno se ne occupa ancora? Mi piacerebbe saperlo.

Il sito di cui sopra, però, smonta pezzo per pezzo quanto asserisce Rubbia.

Cambiamenti climatici causati da Co2? Anche Zichichi non ci crede

antonio zichichi

Anche il Professor Antonio Zichichi, fisico e divulgatore scientifico italiano attivo nel campo della fisica delle particelle elementari, non crede che i cambiamenti climatici siano provocati dagli esseri umani.

In un’intervista per Libero, ha dichiarato quanto segue:

«L’errore sta nel fare confusione tra inquinamento e clima. Un conto è l’inquinamento, che significa immettere veleni nell’atmosfera, fenomeno di cui è responsabile l’uomo e che si può e si deve combattere. Altro è l’evoluzione del clima. Io sostengo che i motori che contribuiscono all’evoluzione climatologica sono tre: l’oceano globale (la superficie liquida del pianeta), la superficie solida (terra, alberi ecc.) e l’attività umana. Quest’ultima incide al massimo per il 10%. È corretto ignorare il 90% dovuto a effetti naturali, come ad esempio le macchie solari, i vulcani, i raggi cosmici? L’attività umana ha un effetto dieci volte meno importante di quelli della Natura. Ha fatto bene perciò Trump a non firmare gli accordi sul clima sottoscritti a Parigi, in quanto i modelli matematici che descrivono l’evoluzione del clima erano e sono privi di credibilità scientifica».

Poi ha proseguito:

«L’evoluzione del clima è una realtà che dipende da tante variabili e non può essere descritta usando modelli matematici con un enorme numero di parametri liberi come fanno molti climatologi. Il padre di questa matematica, John von Neumann, insegna che con appena 4 parametri liberi è possibile costruire un modello matematico il quale dimostra che gli elefanti volano. Oltre ai numerosi parametri liberi i climatologi dimenticano Galilei: i loro modelli non hanno alcuna conferma sperimentale. Il padre della Scienza moderna insegna che la matematica da sola non è lo strumento con cui possiamo dimostrare di avere torto o ragione».

Climalteranti ha smontato però anche la posizione di Zichichi.

Cambiamenti climatici e Co2, come la penso

cambiamenti climatici co2

Insomma, i drastici cambiamenti climatici in corso sono provocati dalle emissioni di Co2? Sembrerebbe proprio di sì. O, più precisamente, sono da questi ultimi accelerati. E francamente, tendo a credere più a dei climatologi che a professori di Fisica. Fino a prova contraria, si intende.

Tuttavia, non credo ai catastrofismi eccessivi. Alimentati soprattutto da ambientalisti della domenica e personaggi che, cavalcando le tematiche ambientaliste molto di moda da alcuni anni, provano a rifarsi una nuova verginità politica e professionale. Mi vengono due nomi su tutti: il democratico americano Al Gore e l’ex Ministro Alfonso Pecoraro Scanio, che vedo ritornare sovente in Tv ultimamente.

Anche perché stanno sorgendo fenomeni come quelli della ragazzina Greta (qui ho illustrato chi c’è veramente dietro) o video strappalacrime ma montate ad arte, come quello dell’orso polare dimagrito.
SONDAGGIO

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