CROLLATO IL NUMERO DEI GIOVANI IMPRENDITORI

STANDO AI DATI DIRAMATI DALL’ISTITUTO DI SONDAGGI DATAGIOVANI, NEGLI ULTIMI 5 ANNI L’IMPRENDITORIALITÀ GIOVANILE SI È RIDOTTA DI OLTRE IL 16%

Negli ultimi anni, complice anche l’ottimismo spregiudicato di certi politici e il crollo del posto fisso, si è infondato nei giovani un fin troppo facile ottimismo riguardante le possibilità di creare un’impresa di successo. La realtà è però ben diversa, plasmata da un lato dalle recessioni economiche diventate ormai cicliche a partire dalla seconda metà anni ’70, e dalle caratteristiche socio-demografiche del nostro Paese dall’altro. Interessanti a tal fine sono i dati diramati dall’Istituto di sondaggi Datagiovani, alquanto inquietanti e sconfortanti sul calo delle imprese gestite da under 30 nel nostro Paese. Vuoi per la crisi, vuoi perché si accede al lavoro in età più tarda, vuoi perché le banche sono meno disposte a concedere credito.


I DATI – Il dato complessivo, tra il 2006 e il 2011, dice che il numero di titolari ed amministratori giovani si è ridotto di circa 64 mila unità (-16,4%), 7800 solo nell’ultimo anno. Secondo l’analisi, le regioni maggiormente interessate dal calo sono il Veneto (-22,9%), l’Emilia Romagna (-24,6%). Va male tutto il Nordest, che fa registrare cali sensibili anche in Trentino Alto Adige (-17,7%) e in Friuli Venezia Giulia (-19,9%). Da rilevare, per questo territorio, anche il peggiore tasso di imprenditorialità giovanile, che è passato dai 52,15 imprenditori ogni 1000 giovani del 2006 ai 40,33 di oggi.

COLPITO SOPRATTUTTO IL SETTORE MANIFATTURIERO – Il settore più colpito dall’emorragia è quello manifatturiero (-46% in 5 anni), mentre hanno reagito meglio commercio e servizi. Secondo gli estensori dello studio, ciò va ricondotto anche ai processi di deindustrializzazione in atto nel nostro Paese, ma certo non vi è stata una riconversione completa verso altri settori (lo testimonia il -21% dell’agricoltura e il -14% delle costruzioni).

LE PRINCIPALI RAGIONI DI QUESTA CRISI – Il calo è determinato anche dal minore ricambio: “Per un giovane che esce dal mondo imprenditoriale – continua il responsabile di Datagiovani – non ce n’è più un altro disposto a prendere il suo posto. Questo non solo per colpa della crisi, ma anche per la diminuzione della cultura imprenditoriale. Oggi c’è meno voglia di fare impresa, c’è meno fiducia in queste possibilità. Inoltre oggi i giovani iniziano a lavorare più tardi, vuoi perché si studia di più, vuoi perché l’accesso al primo impiego si è spostato avanti nel tempo. Così tutto inizia più tardi”. A questo si sommano le difficoltà di accesso al credito: “La crisi ha portato con se anche una forte stretta creditizia, per un giovane oggi è più difficile che mai reperire risorse bancarie per aprire una nuova attività. Una volta dove non arrivavano le banche c’erano i risparmi della famiglia. Oggi anche i risparmi si stanno erodendo e diventa difficile per le famiglie sostenere le imprese dei giovani”.

A fronte di questi dati, imprenditori di successo come la Marcegaglia o Marchionne diranno che la colpa è dello Stato che impone un’eccessiva pressione fiscale. Proprio in virtù di ciò, loro hanno ben pensato di fuggire fiscalmente all’estero, visto che la prima ha due aziende nel Nord Europa e il secondo ha la residenza in Svizzera.


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