DOPO GRECIA E IRLANDA, TOCCA AL PORTOGALLO

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COME PREVISTO, ANCHE I LUSITANI DOVRANNO FAR RICORSO AL SALVATAGGIO DELL’UE, CON TANTO DI IMPEGNO DI RIFORME STRUTTURALI

Gli esperti lo avevano previsto da tempo. Dopo Grecia e Irlanda (sebbene in questo caso la crisi non fosse stata prevista) la crisi finanziaria ha colpito il Portogallo, bisognoso pertanto di aiuti da parte dell’Ue. Col dovere di mettere a posto i propri conti con un rigoroso piano austero.
 


GLI IMPEGNI CHE DEVE ASSUMERE IL GOVERNO PORTOGHESE – I negoziati fra le autorità portoghesi, la Commissione Ue, la Bce e l’Fmi potranno partire sin da subito con l’obiettivo di arrivare alla messa a punto di un intervento finanziario per circa 80 miliardi di euro. La questione degli aiuti a Lisbona adesso è tutto un problema politico. Per questa ragione l’Eurogruppo si è appellato alle forze politiche portoghesi affinché si impegnino a condividere il piano di consolidamento delle finanze pubbliche in tempo per attuarlo subito dopo l’insediamento del nuovo governo a giugno (le elezioni sono previste per il 5 giugno). Solo dopo che sarà stato raggiunto un accordo con le autorità portoghesi, supportato da tutte le principali parti politiche, il programma potrà essere approvato dall’Ecofin e dall’Eurogruppo, con il placet della Commissione Ue e della Bce. L’Europa, si legge nel comunicato finale, si aspetta adesso “un ambizioso programma di aggiustamento comprensivo di riforme strutturali e misure per la salvaguardia della stabilità finanziaria che potrà rappresentare una sfida per l’economia portoghese”. Percorso che “potrà aiutare a ritrovare fiducia e a salvaguardare la stabilità finanziaria nell’aria euro”.
Ad esortare Lisbona a intraprendere il percorso di risanamento è stato anche il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet che ha inviato il Portogallo ha avviare subito un “duro lavoro” per realizzare “ambiziosi aggiustamenti di bilancio e riforme strutturali” necessari per “la stabilità finanziaria”. In particolare, Trichet ha riferito che dall’Eurotower non sono arrivate pressioni sul governo portoghese a richiedere l’intervento della Ue né sulle banche per convincerle ad alleggerire la loro esposizione sul debito pubblico.
Sono tre i pilastri indicati dall’Eurogruppo su cui dovrà muoversi il Portogallo: correzione dei conti pubblici; riforme per la crescita, la competitività e il mercato del lavoro (tra cui anche un processo di privatizzazioni) e misure per mantenere la liquidità del settore finanziario.

PROSSIMA INDIZIATA LA SPAGNA – L’obiettivo dell’Ue è quello di scongiurare con ogni mezzo la caduta di Lisbona e soprattutto evitare che la Spagna finisca in prima linea sotto il fuoco della speculazione. Ma sui rischi per Madrid ha tranquillizzato il ministro delle Finanze spagnolo, Elena Salgado, che ha assicurato che il Portogallo sarà “l’ultimo paese a richiedere un salvataggio internazionale” e che “è fuori discussione” che la Spagna possa far ricorso agli aiuti in futuro. Anche il commissario Ue agli Affari economici e monetari si è detto fiducioso che la Spagna non avrà bisogno di una simile assistenza.
D’altro canto quello spagnolo è il prossimo Paese che i pronostici danno come bisognoso di aiuti da parte dell’Unione europea, proprio perché insieme a Grecia e Portogallo è tra quelli che versava nelle condizioni strutturali peggiori prima della nascita dell’Eurozona. L’ingresso in essa ha portato a tali Paesi un evidente beneficio iniziale, ma la rigidità delle regole finanziarie, ha fatto sì che i Paesi tornassero alla situazione di partenza.
E dopo la Spagna ci sarebbe l’Italia, nonostante le belle parole scandite con tanto di “r” francese da parte di Tremonti. 


(Fonte: La Stampa)
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