Tutti omaggiano Ferdinando Imposimato: ma ci sono 2 ombre sconcertanti che pochi ricordano

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Il 2 gennaio è morto l’ex Magistrato Ferdinando Imposimato, arzillo 81enne che sui Social fino alla fine dei suoi giorni si spendeva ancora contro le malefatte di Governo e Parlamento. Non a caso, il Movimento cinque stelle lo aveva proposto nella sua rosa di candidati come Presidente della Repubblica. Si è occupato della lotta a cosa nostra, alla camorra e al terrorismo in Italia. Come riporta Wikipedia, è stato giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro del 1978, l’attentato a papa Giovanni Paolo II del 1981, l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione.

Il suo impegno gli costò caro: nel 1983 la Camorra uccise suo fratello Franco Imposimato. Oltre a minacciarlo continuamente. Erano gli anni del potere della Nuova Camorra Organizzata di Cutolo (seppur ormai alle soglie del tramonto) e della Vecchia Camorra che non ci stava ad arretrare. Il che portò tra Napoli e provincia un aspro spargimento di sangue. Si era occupato della difesa dei diritti umani, ed era impegnato nel sociale. Era stato inoltre scelto per il riconoscimento di “simbolo della giustizia” dall’ONU, in occasione dell’anno della gioventù. Il suo essere in prima fila gli porta anche una lieta novella: il regista Francesco Rosi girò il film Tre fratelli, che si ispira alla vita del giudice Ferdinando Imposimato, e dei due fratelli, l’uno direttore del carcere e l’altro operaio.

Ma ci sono anche due aspetti che non gli fanno onore. Due ombre, o, se preferite, macchie. Che riporto di seguito.

Ferdinando Imposimato difese i socialisti e denigrò il Pool di Mani Pulite

ferdinando imposimato

Ferdinando Imposimato, magistrato in prima linea, si lasciò anch’egli folgorare dal personaggio carismatico di Bettino Craxi. Che negli anni ‘80 aveva già fatto innamorare i socialisti della prima ora (orfani di Nenni) e molti comunisti. Ormai già in crisi ideologica. Nel 1987, come indipendente di sinistra, Imposimato viene eletto nelle liste del Partito Comunista Italiano al Senato della Repubblica e nel 1992 alla Camera dei deputati. Nel 1994 viene nuovamente eletto al Senato. Per tutte e tre le legislature è membro della Commissione Antimafia e presenta numerosi disegni di legge sulla riforma dei servizi segreti, sugli appalti pubblici, sui trapianti, sui sequestri di persona, sui pentiti, sul terrorismo e sulla dissociazione. Verso la fine degli anni ‘90, quando il Psi è già stato smembrato a colpi di arresti e sentenze, passa al Partito Democratico della Sinistra, per divenire poi il responsabile alla giustizia dei Socialisti Democratici Italiani.

Come ricorda Il fatto quotidiano, era il 9 maggio 1998 quando Ferdinando Imposimato interveniva a Fiuggi al congresso fondativo dello Sdi, i Socialisti democratici italiani. Alla fine della lunga traversata nel deserto seguita al crollo del Psi di Bettino Craxi, all’epoca latitante ad Hammamet, le microsigle del socialismo italiano puntavano al rilancio con la nuova formazione di Enrico Boselli. L’attacco più violento fu riservato ad Antonio Di Pietro, l’ex pm simbolo del pool di Milano diventato ministro per qualche mese nel governo di Romano Prodi, e che poi era confluito nei Democratici prodiani. Così, parlando dei rapporti del nascente Sdi con il centrosinistra di governo, Imposimato lanciava la sua filippica contro “la scelta di inserire nel governo un personaggio politicamente squalificato. Chi si proclama nemico dei partiti”, si infervorava il futuro candidato presidente del Movimento 5 Stelle, “chi amministra la giustizia in modo parziale e settario al servizio proprio e di amici politici, chi ha violato le regole del giusto processo, chi è stato l’aguzzino dei socialisti non può essere accettato come alleato politico di coloro che hanno pagato un prezzo altissimo poiché questo equivarrebbe a legittimarne le malefatte e gli abusi”. La platea socialista si scaldò così tanto che il moderatore fu costretto a placarla perché si era già “in ritardo con l’ordine dei lavori”.

Tutte le forze politiche erano coinvolte nelle tangenti, affermava, ma alcune “sono state ingiustamente salvate da un ex pm in cambio di favori politici e giudiziari”. I magistrati, poi, avevano “violato i principi del giusto processo”. Il Partito socialista di Craxi era stato “criminalizzato”, e continuava a esserlo. I socialisti erano diventati “capri espiatori perché vulnerabili”.

Ed in effetti in chi ricordava la presa di posizione anti-Mani pulite e pro-socialista di Imposimato il fatto che i Cinque stelle lo avevano candidato al Quirinale destò alquanto sorpresa e scalpore. Tanto che Marco Travaglio, nel presentare i candidati al Quirinale, ricordandone in pieno suo stile i vari scheletri nell’armadio, chiuse proprio con Ferdinando Imposimato. E con un retorico: “Ma che ci azzecca Imposimato con i 5Stelle e il Quirinale?”. Come dargli torto? I Cinquestelle si sono da sempre proposti come l’anti-sistema, il nuovo contro la Casta e la vecchia politica maneggiona. Di cui i socialisti sono l’emblema insieme ai democristiani. E poi note sono le arringhe satiriche di Grillo contro Craxi e i socialisti, che gli costarono anche le comparsate in Rai.

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