IL CAPITALISMO AVEVA VINTO

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Approfitto ancora una volta del mio spazio, per pubblicizzare una mia opera. Dopo aver pubblicato una raccolta fotografica dedicata all’Italia e una raccolta di pensieri sulla vita e la società, ritorno a pubblicare un libro trattante tematiche storico-politiche, in particolare, effettuando una cronistoria del trionfo prima, ed il crollo poi, di un’ideologia che, dopo aver perso il suo principale avversario crollato sulle proprie gambe, il Comunismo, sembrava ormai destinata ad essere il modello dominante per i sistemi socio-economici e culturali del Mondo intero: il Capitalismo.
Volendo fornire una rapida descrizione del tema del libro, si può dire che “il racconto” inizia a metà anni ’80: l’URSS, il primo e principale Paese che ha incarnato l’ideologia comunista, ha iniziato ad aprirsi al Mondo esterno ed avviare le prime timide riforme in chiave liberale; mentre negli USA, ossia il Paese che incarnava più degli altri l’indole Capitalista, che vede lo Stato quasi come un peso (basandosi su una tesi ottimista che vuole il mercato capace di regolarsi da sé, lasciando i capitalisti liberi di agire), aumentava la convinzione del proprio potere economico e militare; al punto da volerlo esportare anche ad altri Stati ritenuti arretrati, riuscendo anche a convincerne altri che quella fosse la strada giusta per svilupparsi. Vedi Cina e India.
La cavalcata del Capitalismo è così iniziata ufficialmente con la caduta del muro di Berlino del novembre ’89; evento che per molti storici segna convenzionalmente la fine del comunismo. E in effetti, analizzando tutto ciò che è successo a livello internazionale, si nota facilmente come gli USA fossero gli unici “arbitri” delle questioni mondiali, quasi per tutto il ventennio successivo.
Dopo di che, una catastrofica crisi finanziaria dovuta alla fragilità del sistema capitalista americano, che ad un certo punto ha visto inceppare il proprio motore oliato dal profitto, (basato su titoli “virtuali” senza alcuna consistenza economica), ha bloccato la spavalderia del Capitalismo, il quale, con la coda tra le gambe, ha addirittura chiesto aiuto al suo nemico storico dichiarato: lo Stato. Quest’ultimo è così chiamato a rimettere le cose “in ordine”, facendo sì che, come è già successo in altre occasioni (anche se non così palesi), le teorie dell’economista Keynes (fautore dell’importanza dello Stato nel sollecitare l’economia) battessero quelle del collega Smith (fautore del mercato che si regola mediante una mano invisibile).  
Ecco che l’America, Paese liberista per eccellenza, finita l’epoca d’oro del capitalismo, deve ricredersi su molte idee: scarso controllo dello Stato sul mercato finanziario, la guerra preferita alla diplomazia, le politiche sociali affidate ai privati, lo sfruttamento illimitato delle risorse ambientali. 
Certo, siamo solo agli inizi di questo cambiamento e la strada è ancora lunga. E chissà, forse un altro terremoto economico riporterà il Capitalismo ai fasti dell’ultimo ventennio. Ma dalle prime riforme e dichiarazioni d’intenti del Governo Obama insediatosi alla Casa Bianca da qualche mese, le premesse per un cambio di rotta ci sono tutte.
Il libro è così strutturato: nel I Capitolo, si parlerà del crollo dell’URSS e dei vari regimi comunisti dell’Est; nel II Capitolo, si tratterà delle varie operazioni militari capeggiate dagli americani dall’inizio anni ’90;  nel III Capitolo, sarà affrontata l’adozione del Capitalismo come sistema socio-economico anche da parte di un Paese comunista qual è la Cina, o fortemente tradizionalista come l’India, o ancora, dello spostamento di alcuni stati ex comunisti sotto l’influenza americana; nel IV Capitolo, si parlerà di come funziona il sistema sanitario e scolastico americano; nel V Capitolo, infine, si affronterà la questione della crisi economica americana, e della conseguente crisi dei postulati del Capitalismo, con l’adottamento di misure prima quasi ritenute un tabù.
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