Il Fatto quotidiano, da Bilderberg al Conte bis: c’era una volta un giornale anti-sistema

Anche il Fatto quotidiano benedice il Conte bis. Viviamo giorni di grande confusione politica. Come se a tanti, di colpo, fosse venuto l’Alzheimer in forma avanzata. Che abbia fatto dimenticare quanto successo fino al giorno prima. Accuse, offese, querele. Tutto è stato azzerato da molti cinquestelle e democratici, oggi finiti insieme al governo.

In mezzo ci sono loro, gli elettori. Chiamati spesso alle urne a prendere decisioni inutili, perché alla fine c’è sempre chi decide per loro.

Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, nel marzo 2018 gli elettori italiani avevano espresso chiaramente l’intenzione di chiudere con una certa politica.

Un sussulto durato però solo un anno, perché poi al governo ci sono finiti i soliti. Quelli che curano gli interessi dell’establishment, dell’intellighenzia, dei poteri forti.

E in questo cambio di opinione, funzionale a quanto accade nei palazzi, anche Il Fatto Quotidiano ha cambiato parere. Nato come giornale anti-sistema 10 anni fa, contro Berlusconi (con la direzione di Travaglio non poteva essere altrimenti), critico con le politiche di Monti, feroce contro i guai familiari di Renzi e della Boschi. Con il primo che ha querelato Travaglio per quanto detto sul padre Tiziano.

Eppure, ora sembra che tutto sia stato cancellato. Il Fatto Quotidiano, vicino ai Cinquestelle, anziché indignarsi benedice il Governo Conte Bis. Una scelta che fa il paio con la partecipazione alla segretissima riunione del gruppo Bilderberg da parte del vicedirettore de Il Fatto quotidiano Stefano Feltri. Partiamo proprio da .

Il Fatto Quotidiano partecipa a Bilderberg

stefano feltri il fatto quotidiano

Come riporta TPI News, “Di complotti, io non ne ho visti”, dice Stefano Feltri. Uno dei tre italiani (sui 128 partecipanti) ad aver ricevuto l’invito per sedere al tavolo dei big del mondo.

Feltri con un articolo uscito sul giornale per cui lavora aveva anticipato che avrebbe preso parte al celeberrimo incontro previsto per il primo weekend di giugno a Montreaux, in Svizzera. Il 4 giugno, a mente fredda, Feltri racconta la sua avventura.

Il Bilderberg resiste e fa discutere. Perché nessuno capisce bene cosa sia: non è un think tank, non produce documenti, non è neppure un’o r g a n i zzazione (c’è solo una struttura amministrativa e un comitato per gli inviti), non si diventa “membri” come invece accade per l’Aspen Institute o il Rotary. È un evento che nasce e muore in un weekend”

scrive Feltri.

Vengono selezionate dalle 130 alle 150 persone. Non ci sono partecipanti fissi. Certo, come spiega Feltri alcuni “saggi” sono sempre presenti: dall’ex segretario di Stato Kissinger all’attivista per i diritti civili degli afroamericani Vernon Jordan. Ma ci sono anche gli esperti dei temi in agenda e i leader emergenti, oltre a quelli ben consolidati nei settori chiave dei paesi di qua e di là dell’Oceano Atlantico.

Qui, come spiega il giornalista e vice direttore de Il fatto quotidiano, si costruiscono rapporti

“come ponte tra culture, professioni e idee diverse. Tutto è pensato per questo. Fin dalla prima cena con free sitting. I posti a tavola non sono assegnati, puoi trovarti accanto a Kissinger come a Patrice Caine, ad della Finmeccanica francese Thales o a Robert Rubin, ex segretario al Tesoro Usa. Il clima è informale, tutti parlano con tutti, anche con il re dell’Olanda Willem-Alexander”.

I posti sono in ordine alfabetico: il mio vicino di banco è lo storico di Harvard, Niall Ferguson. Ci deve essere una gerarchia segreta e implicita per le domande, lui riesce sempre a farsi dare la parola, io no”.

Dieci ore di dibattito al giorno, senza posizioni ufficiali o sintesi finali”.

Tanti i temi affrontati dagli ospiti, ma l’Italia e l’Unione europea non sembrano avere un grande ruolo:

Brexit, intelligenza artificiale, minacce cyber, intelligenza artificiale e poi Cina, tanta Cina”. “L’Europa è ai margini dei pensieri degli Stati Uniti, concentrati sulla Cina: gli americani hanno confidato per qualche anno che insieme al benessere a Pechino arrivassero riforme, democrazia e mercato. Ora hanno capito che non succederà e reagiscono di conseguenza. L’Ue tentenna”

E l’Italia? È nell’agenda di alcuni partecipanti, ma solo per le vacanze in Toscana”, spiega bene Feltri. “A cena qualcuno chiede ‘che farà adesso Salvini?’.

Altri se Matteo Renzi, qui ancora popolare, ‘avrà un futuro in politica’. Renzi, che ha imparato l’inglese e continua a essere percepito come il giovane riformatore ma sconfitto, era al suo primo Bilderberg”, continua il vicedirettore.

La riservatezza limita l’ostentazione, ma il Bilderberg è eccome un appuntamento di élite. Anzi, è il laboratorio di una nuova élite transatlantica oggi non più prodotta spontaneamente dalla globalizzazione. Tra Brexit, Trump e caos nell’Ue, le due sponde dell’Atlantico sono più lontane ora che al tempo del primo meeting nel 1954”

chiude il giornalista.

Oltre a Feltri c’erano anche Matteo Renzi (ma guarda un po’) e Lilli Gruber (che nel suo programma su La7 ha fatto una guerra quotidiana contro il Governo Conte prima versione).

Bilderberg cos’è

Bilderberg dove si fa

Ma cos’è Bilderberg? Come spiega sempre TPI News, il Gruppo Bilderberg è un incontro annuale tra le personalità di spicco del mondo della politica, dell’economia, dell’accademia e dei media. Nel 2019 si è tenuto a Montreaux, in Svizzera, dal 30 maggio al 2 giugno.

L’incontro è giunto quest’anno al suo 67esimo appuntamento. Sono circa 130 le persone che vi prendono parte e per partecipare è necessario un invito. L’evento nasce per discutere di temi di attualità che spaziano dalla politica all’economia e toccano le questioni globali più rilevanti.

L’elenco dei partecipanti si trova sul sito dell’evento, e tra questi figurano ministri, industriali, amministratori delegati di multinazionali e i vertici di diverse banche. I due terzi dei partecipanti arrivano dall’Europa, il resto dagli Stati Uniti.

La conferenza ha sempre suscitato molto interesse nei media perché si svolge rigorosamente a porte chiuse. Per questo complottisti e cospirazionisti attribuiscono al Bilderberg Club la capacità di decidere le sorti del mondo.

La prima conferenza risale al 29 maggio del 1954, per volere del celebre banchiere statunitense David Rockfeller. La sede prescelta fu l’hotel de Bilderberg a Oosterbeek, vicino Arnhem, nei Paesi Bassi. Da qui il nome degli incontri che dal 1954 divennero un appuntamento fisso per i grandi del mondo.

A quella prima conferenza parteciparono il principe Bernhard van Lippe-Biesterfeld, il primo ministro belga Paul Van Zeeland e l’allora capo della Unilever, l’olandese Paul Rijkens.

Per volere del principe Bernhard van Lippe-Biesterfeld, all’incontro giunse anche Walter Bedell Smith, capo della CIA. In quel momento si decise di invitare due personalità per ogni nazione: uno avrebbe dovuto rappresentare la parte liberale, l’altro quella conservatrice. 11 i partecipanti che arrivarono nei Paesi Bassi dagli Stati Uniti, 50 quelli dei paesi europei.

L’incontro del 1954 riscosse un grande successo, tanto da invogliare gli organizzatori a pensare a un appuntamento fisso con cadenza annuale. Tra i partecipanti al Bilderberg Club ci sono diversi esponenti del mondo della politica e delle istituzioni, ma la maggior parte degli invitati fa riferimento all’alta finanza europea e statunitense.

Se i nomi sono noti, quello che succede durante i giorni della conferenza meno. I giornalisti non possono entrare e le discussioni durante la conferenza non sono mai né registrate né rese pubbliche.

Per questo l’incontro annuale è bersagliato dai complottisti, che sostengono che in quella stanza chiusa si decida il destino del pianeta. Dal canto loro, gli organizzatori dell’evento giustificano la scelta con l’esigenza di garantire la massima libertà di espressione a chi viene invitato e partecipa alla conferenza.

Conte alla festa per i 10 anni de Il Fatto

conte il fatto quotidiano

Il primo settembre Giuseppe Conte è intervenuto alla Festa de Il Fatto Quotidiano che era in corso a Marina di Pietrasanta.

Lo stesso Fatto racconta che alla vigilia della stretta finale per l’accordo, il premier incaricato ha parlato fuori da contesti istituzionali per la prima volta da quando ha raccolto da Sergio Mattarella l’invito a ricercare una nuova maggioranza. All’indomani di una giornata positiva, fatti di passi avanti, Conte conferma che il lavoro sul programma “va bene” e sottolinea che i nomi dei ministri possono aspettare: “Chiederò indicazioni, anche aperte”.

Ci sarà un unico programma condiviso”, sottolinea Conte, intervistato in collegamento dai direttori Antonio Padellaro, Peter Gomez e Marco Travaglio.“Sarà difficile distinguere una misura che sta a cuore all’una o all’altra forza politica”.

Le trattative vanno avanti ormai da giorni e non sono mancate le difficoltà. Gomez ha ricordato l’intervento di Beppe Grillo, che non solo ha detto di essere esausto, ma ha anche chiesto di smettere di parlare di poltrone: “Quello che dice è condivisibile”, è stato il commento di Conte che ha confermato la grande vicinanza di queste ore con il fondatore del Movimento.

Grillo ci invita a guardare il futuro. La sua è una prospettiva molto bella”.

Peccato che nello stesso intervento abbia detto di non essere vicino ai Cinquestelle, quando in realtà ha partecipato ad un incontro durante la campagna elettorale ed era insieme ai vertici per festeggiare la vittoria di marzo 2018.

Ma cosa più ridicola è stata vedere i tre direttori de Il Fatto quotidiano ascoltarlo col sorriso sulle labbra, raggianti. Come se ora l’alleato Pd, attaccato aspramente per 10 anni fino ad agosto, ora vada bene.

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