Chi è Juan Guaidó, l’imbarazzante Obama venezuelano burattino della CIA

Corsi e ricorsi storici. L’America latina è da sempre in fermento, con continui cambi di governo nei paesi che vi fanno parte. E’ una zona del mondo politicamente instabile. Dove la povertà è diffusa, ma anche che sconfinata natura, storia e solidarietà ne ha da vendere.

L’instabilità politica è anche dovuta alle ingerenze degli Usa, che dagli anni ‘50 dello scorso secolo in poi ha praticato una politica estera aggressiva. Non tanto dal punto di vista militare, quanto dei finanziamenti a questo o quel leader politico. Il caso più lampante fu quello di Salvador Allende, leader socialista eletto democraticamente nel 1970 ma defenestrato dal Generale Pinochet tre anni dopo con l’aiuto della CIA.

L’unico Paese a resistere è stato Cuba. Almeno fino a quando Fidel Castro è rimasto vivo. Ora il potere ce l’ha il fratello Raul, ma il futuro è incerto e difficilmente Cuba reggerà. Raul è anziano, va verso i 90 e a sua volta non ha eredi.

In questi mesi però a tenere banco è il Venezuela, dove Nicolas Maduro, successore di Hugo Chavez, è sotto pressione da quando ha preso il potere. Il paese è allo stremo, sebbene false notizie si mischino a verità. Ed è difficile capire quanto le news che ci arrivano dai media mainstream siano vere fino in fondo.

A tentare di prendere il potere è Juan Guaidò, che somiglia molto ad Obama. Eppure, malgrado abbia un grosso sostegno internazionale, in primis quello degli Usa, per ora è apparso alquanto incapace e imbarazzante.

Ecco un ritratto di Juan .

Juan Guaidó chi è

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Come riporta Wikipedia, Juan Gerardo Guaidó Márquez, nato il 28 luglio 1983, è un politico venezuelano che è il presidente dell’Assemblea nazionale del Venezuela ed è riconosciuto come presidente in carica del Venezuela da 54 governi. L’Italia su questa è divisa, visto che Salvini sta con lui mentre il M5S no.

È membro del partito di Volontà popolare popolare socialdemocratico e serve come deputato federale all’Assemblea nazionale, in rappresentanza dello stato di Vargas. Guaidó ha prestato giuramento pubblico come presidente in carica il 23 gennaio 2019, contestando la leadership di Nicolás Maduro.

AP News ha riferito che “si sono formati” familiari lati geopolitici “nella crisi del Venezuela del 2019, con alleati Russia, Cina, Iran, Siria e Cuba a sostegno di Maduro, e Stati Uniti, Canada e gran parte dell’Europa occidentale a sostegno di Guaidó. La sua posizione nel tenere la presidenza di turno si basa su un’interpretazione dell’articolo 233 della Costituzione del Venezuela.

Poco dopo che Guaidó divenne presidente dell’Assemblea nazionale, fu brevemente detenuto dalle autorità. È stato anche proibito di lasciare il paese, ha congelato i suoi beni, è oggetto di un’indagine sulle accuse di aver aiutato i paesi stranieri a interferire nelle questioni interne e di affrontare minacce e intimidazioni da parte dell’amministrazione Maduro in Venezuela.

Ha lanciato Plan País (un piano per il paese), una legge di amnistia per il personale militare e le autorità che aiutano a ristabilire l’ordine costituzionale, sostenuto i tentativi di fornire aiuti umanitari al paese, ottenuto il controllo dei beni all’estero e nominato diplomatici riconosciuti da altri paesi. È stato nominato dalla rivista Time nell’elenco delle 100 persone più influenti al mondo per il 2019.

Il 30 aprile 2019, Guaidó ha annunciato la “fase finale” della cosiddetta Operazione Libertà per porre fine al governo di Maduro. Ma, come vedremo, il Golpe è miseramente fallito.

Juan Guaidó origini

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Guaidó è nato il 28 luglio 1983. Parte di una famiglia numerosa e di origini modeste, è cresciuto in una casa borghese; i suoi genitori sono Wilmer e Norka. Suo padre era un pilota di linea e sua madre, un’insegnante.

Un nonno era un sergente della Guardia Nazionale Venezuelana mentre un altro nonno era un capitano della Marina venezuelana. Guaidó visse la tragedia di Vargas del 1999 che lasciò temporaneamente la sua famiglia senza casa, perse gli amici e la sua scuola. La tragedia, secondo i suoi colleghi, ha influenzato le sue opinioni politiche dopo che l’allora nuovo governo di Hugo Chávez avrebbe fornito una risposta inefficace al disastro.

Ha detto:

“Ho visto che se volevo un futuro migliore per il mio paese dovevo rimboccarmi le maniche e dare la mia vita al servizio pubblico.”

Ha conseguito il diploma di scuola superiore nel 2000 e ha conseguito il suo diploma universitario laurea nel 2007 in ingegneria industriale presso l’Università Cattolica Andrés Bello. Ha inoltre completato due programmi post-laurea in amministrazione pubblica presso la George Washington University negli Stati Uniti e presso l’Instituto de Estudios Superiores de Administración di Caracas.

È sposato con Fabiana Rosales, una giornalista, e hanno una figlia.

Venezuela, il fallito golpe del 30 aprile

Guaido golpe

Come riporta Controinformazione, Il suo appello ai militari a ribellarsi ed a mettersi a disposizione dalla sua parte è caduto nel vuoto e i massimi esponenti miltari del paese hanno immediatamente sconfessato il tentativo golpista ribadendo la fedeltà alla Repubblica Bolivariana ed al suo presidente.

L’assembramento è stato subito sciolto mediante l’esplosione di lacrimogeni per far desistere i facinorosi dal loro tentativo di insurrezione. Nei video trasmessi, oltre a Guaidó, è apparso un altro influente politico dell’opposizione, Leopoldo Lopez, che si trovava in stato d’arresto il quale, a suo dire, è stato liberato dai militari che, passati sotto il suo domicilio, lo hanno chiamato a gran voce ed invitato a scendere. Il Lopez si è aggregato anche lui alla allegra comitiva per inscenare questo maldestro tentativo a cui il popolo del Venezuela ha risposto negando il suo appoggio e i militari hanno rifiutato di aderire ad un possibile conflitto fratricida, fratelli contro fratelli per favorire gli interessi del potere USA, ansioso di mettere le mani sulle risorse del Venezuela.

Subito dopo il tentato golpe, il presidente Maduro ha invitato tutti alla mobilitazione dichiarando in un comunicato:

Nervi d’acciaio. Ho parlato con i comandanti di tutte le Regioni di difesa strategica integrale (REDI) e le Zone di operazione di difesa integrale (ZODI) e mi hanno dichiarato la loro completa fedeltà al popolo, alla costituzione e alla patria. Ho fatto appello alla massima mobilitazione popolare per affermare la vittoria della pace. Vinceremo”

ha scritto Maduro su Twitter.

Anche per questa volta il tentativo degli agenti USA in Venezuela è fallito senza spargimento di sangue ma ci saranno da aspettarsi altri tentativi da parte delle forze dell’opposizione sobillate da Washington.

Gli Usa sostituiranno Guaidó con un nuovo burattino?

Altrenotizie sottolineano come il bilancio del tentato golpe vede due risultati: Piazza Altamira, luogo classico delle adunate dell’opposizione, è divenuta il simbolo della sconfitta e la fuga nell’ambasciata spagnola del suo leder estremista mentre incita il popolo alla rivolta, é la plastica rappresentazione della codardia, con il suo condottiero che invece di collocarsi alla testa dei suoi fugge alla ricerca della sua sicurezza.

Non c’è bisogno di scomodare i codici del machismo latinoamericano per capire come questa rappresenti una veste che lo inibisce a qualunque leadership. La fuga nelle braccia cilene, insomma, rappresenta il punto finale della sua carriera politica.

E’ quasi certo che gli Stati Uniti sono stati indotti a valutazioni surreali fidandosi di personaggi come Lopez e Guaidó: in questo senso, la cacciata dal Venezuela dei loro diplomatici e degli spioni annessi non gli ha certo facilitato il compito. Il monitoraggio delle forze in campo e la valutazione sulla praticabilità dell’operazione sono stati affidati a Lopez e Guaidó che, seppure potrebbero esser stati vittime di una operazione di depistaggio, da sempre profilana Washington o un quadro generale secondo la loro convenienza e sono portatori di una ambizione personale senza limiti.

Lo stesso presidente Trump pare sia seriamente infastidito per la catena di figuracce che va inanellando e, secondo alcuni osservatori, non sarebbe da escludere il rotolare di qualche testa del suo staff nazi-evangelico. Per giustificare il pesante errore di valutazione di golpisti il Dipartimento di Stato USA ha parlato di presunti accordi sulla fuga di Maduro a Cuba, ma è fantapolitica inzuppata nelle fake news. E’ facile identificare le menzogne di Bolton, uno degli esseri più spregevoli dell’intero Gabinetto Trump, come propaganda destinata alla guerra psicologica.

Intendiamoci, non ci sarebbe niente di strano nel verificare una diplomazia parallela tra i nemici, è anzi persino scontato che vi sia, proprio per separare i problemi dalla propaganda e cercare le soluzioni invece che le polemiche. E’ procedura usuale. Ma qualcosa, per non dire tutto, non torna, perché quei vertici militari che avrebbero dovuto accordarsi con i golpisti marciano con Maduro alla loro testa, mentre i golpisti sono rifugiati nelle ambasciate. La verità dei fatti è quindi una sola: chi fugge è Lopez, non Maduro.

Al vertice con Stati Uniti, la Russia ribadisce come non siano possibili avventure militari “il cui esito – ha sottolineato il Ministro degli Esteri russo Lavrov – sarebbe catastrofico”. Per Pompeo, aldilà delle frasi di circostanza, scorrono inesorabili le immagini di un fallimento politico come quello del golpismo. Mosca ha ragione: la soluzione politica è l’unica via, il diritto internazionale l’unica strada percorribile e le Nazioni Unite l’unico indirizzo al quale rivolgersi.

Ma resta ancora di là da venire una correzione profonda della politica statunitense, ostaggio di una destra estrema che utilizza la debolezza politico-parlamentare del presidente ricattandolo per continuare ad imporre il suo fanatismo criminale, fino a porre gli USA sull’orlo di una crisi internazionale che potrebbe rivelarsi una delle peggiori disfatte mai vissute nel continente.

La pesante eredità di Chavez

Naturalmente, in questo braccio di ferro tra governo ed opposizione, è il popolo a patirne le conseguenze peggiori. Maduro è stato rieletto lo scorso anno, con il 67,7 per cento. Anche se l’affluenza è stata molto bassa (43%) e le elezioni non sono state considerate libere dagli osservatori internazionali.

Dopo la morte di Chavez, il paese sudamericano si è svegliato da un lungo sogno socialista in una dura realtà. Il Comandante ha perso una grande occasione, dilapidando i suoi 14 anni al potere continui (a parte una breve parentesi nel 2002 per un colpo di Stato) perseguendo più la rivoluzione bolivariana.

La maggior parte del miliardo di dollari entrati al paese nei 14 anni anni di governo chavista, che non si riflettono in opere concrete, probabilmente saranno andati ad ingrossare i conti all’estero della nomenklatura, o sono stati donati a paesi come Cuba, Bolivia, Nicaragua, Ecuador, Argentina, Uruguay, ecc. per propagandare il “socialismo del secolo XXI”.

La mania di volere emulare il grande Simon Bolivar ha spinto Chávez a guardare più verso fuori che a risolvere i problemi economici e sociali del paese, circondandosi all’interno di seguaci acritici anziché di amministratori capaci e preparati. all’inizio, quando non era ancora chiaro il concetto di “socialismo” che predicava, e tutti pensavamo che volesse seguire i passi della Bachelet in Cile o di Lula in Brasile.

Grazie alle ingenti ricchezze provenienti dal petrolio si sostituisce la produzione locale con importazioni di beni e servizi e si sussidiano le persone ai margini della società con una fitta rete di distribuzione alimentare.

Ciò significa che il governo ha per anni smorzato la fame della povera gente, ma non ha risolto i suoi problemi sociali alla radice. Soprattutto perché non crea posti di lavoro stabili e incentiva l’economia informale.

Insomma, coi governi guidati da Chavez gli indigenti venezuelani hanno avuto la grande occasione di cambiare vita. Invece hanno ricevuto solo sussidi, mentre l’economia nazionale è stata stravolta senza risvolti positivi per loro.

E ora che al potere sta arrivando la destra liberista, amica delle lobby e degli americani, per loro le cose si metteranno ancora peggio.

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