Leonardo non era un genio: l’accusa choc dell’Economist, i motivi

Questo mese, esattamente il 2 maggio, è ricorso il 550mo anniversario dalla morte di Leonardo Da Vinci. Al secolo Leonardo di ser Piero da Vinci. Tutto il Mondo sta festeggiando il suo genio, con la Francia che se ne è perfino attribuita l’origine. Come non bastasse il fatto di averci fregato due secoli e passa fa la sua opera più nota: La Gioconda. E qualcuno non ha perso tempo, in piena campagna elettorale, ha far valere le proprie velleità nazionaliste. Come la solita Giorgia Meloni.

Ma questioni politiche ridicole a parte, torniamo su Leonardo. Parliamo di un genio del Rinascimento, che ha spiazzato le più varie aree di interesse. Quali nvenzione, disegno, pittura, scultura, architettura, scienza, musica, matematica, ingegneria, letteratura, anatomia, geologia, astronomia, botanica, scrittura, storia e cartografia.

È stato variamente chiamato padre della paleontologia, dell’ichnologia e dell’architettura. Ed è considerato uno dei più grandi pittori di tutti i tempi. A volte accreditato con le invenzioni del paracadute, dell’elicottero e del serbatoio, ha incarnato l’ideale umanista del Rinascimento.

Ma c’è chi confuta ciò, come il giornale britannico Economist. Ecco quali sono i motivi a suffragio della sua .

Leonardo non era un genio, i motivi secondo Economist

leonardo da vinci

Come riporta Il Corriere della sera, nell’articolo scrive l’autore:

«Anche la sua opera artistica, sebbene sublime, è minuscola. Meno di 20 lavori finiti sono generalmente attribuiti a Leonardo. Non è riuscito a completare alcuni dei lavori più importanti che gli erano stati commissionati, come l’Adorazione dei Magi, la fallimentare sperimentazione dei materiali ne ha rovinati altri, inclusa l’Ultima cena».

Non che il settimanale britannico non riconosca meriti soprattutto nello studio della fisica, botanica, anatomia e tecniche pittoriche. Niente da dire sui numeri poi: la Mona Lisa è il dipinto più popolare al mondo e l’Uomo vitruviano il disegno più noto.

Ma basta questo si chiede l’Economist a farne il più grande artista del mondo occidentale? La risposta implicita è ovviamente no, perché secondo la tesi sostenuta nell’articolo, l’accostamento a Michelangelo e Raffaello è relativamente recente:

«Secondo la tesi dello storico Donald Sassoon, sono stati gli storici francesi anticlericali che spinsero il “culto di Leonardo”, considerandolo un alleato nella battaglia contro l’oscurantismo religioso».

Insomma, fu apprezzato per fini politici più che artistici. Non di meno, conclude il settimanale forse Leonardo risponde più all’artista contemporaneo e proprio per questo finisce per piacerci: fuori dagli schemi, originale anche nello stile di vita, criptico nei lavori e persino vegetariano.

Sarà così?

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