Quarant’anni fa moriva il grande Pier Paolo Pasolini: intellettuale scomodo nemico di troppi

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VENNE UCCISO BRUTALMENTE SU UN CAMPETTO DI CALCIO ALL’IDROSCALO DI OSTIA LA NOTTE TRA L’1 E IL 2 NOVEMBRE. UNICO CONDANNATO FU PINO PELOSI
La notte tra il primo e il due novembre moriva il grande intellettuale e regista italiano Pier Paolo Pasolini. Fu ucciso brutalmente, colpito da assi di legno e poi investito per ben due volte da un’auto. Un omicidio che fu presto liquidato, tanto da destra quanto da sinistra, come un ”semplice” delitto dovuto al vizio che aveva Pasolini di frequentare ragazzi molto giovani, adescati in strada per una notte di piacere. Unico condannato fu Pino Pelosi, con lui quella notte. Il quale prima confessò di averlo ucciso per non concedersi allo scrittore, per poi ritrattare asserendo di essere stato aggredito assieme a lui da altre tre persone. Due si sarebbero scagliate contro Pasolini, una contro Pelosi. Un ritrattamento che non ha mai convinto.

LE PISTE FASULLE – Eppure, sugli assi di legno, sugli indumenti di Pasolini e sulla auto dell’intellettuale – una Alfa Romeo Gt 2000 rottamata per volontà della cugina a inizio anni ’80 – sono state ritrovate altre tracce di DNA di almeno tre persone. Forse cinque. Ma non sono le tracce dei fratelli Borsellino, ad esempio, i due «balordi di borgata» accusati da Pelosi in successive e altalenanti deposizioni; né di Giuseppe Mastini detto «Johnny lo zingaro», un altro pregiudicato ex ragazzo di strada che a più riprese fu accomunato con l’omicidio Pasolini; né ancora di «Ninetto er meccanico», al secolo Antonio Pinna, vicino al clan dei Marsigliesi, scomparso nel nulla nel 1976.
I POSSIBILI VERI MANDANTI – Si pensa a ben altro, cose ben più grosse di semplici ”ragazzi di vita”, come lo stesso Pasolini amava definirli. Nella folla che circondò curiosa il corpo martoriato del nostro, c’era ad esempio anche Maurizio Abbatino, all’epoca ventunenne e già noto agli archivi di polizia, che di lì a un paio d’anni avrebbe contribuito alla nascita della Banda della Magliana. Ma la sua posizione è stata archiviata nel maggio scorso.
Per non parlare del libro a cui Pasolini stava lavorando, Petrolio, un’inchiesta sui poteri forti italiani e sulla morte misteriosa di Enrico Mattei. La morte di Pasolini sarebbe potuta servire per fermare il tutto.
E ancora, Pasolini aveva nemici tanto a destra quanto a sinistra. Era visto come un comunista deviato (per i suoi gusti sessuali) agli occhi dei fascisti e come un intellettuale scomodo dai comunisti, dato che li perculava spesso. Lui, radicale lungimirante e raffinato com’era.
Chi ha voluto la morte di Pasolini? Non lo sapremo mai. Come non sapremo mai cosa avrebbe pensato dell’Italia di oggi, che lui aveva già intravisto come omologata e degenerata dalla televisione. Aveva già preannunciato un Mondo imbruttito e basato su un consumismo forsennato, che non gli concedeva più speranze.
Ecco un’intervista in una trasmissione del 1971 (dunque ben 44 anni fa) condotta da un altro grande, Enzo Biagi, dove anticipa questi temi.

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