Schiaparelli, perchè missione è fallita: figuracce italiane anche su Marte

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Il lander italiano Schiaparelli si è dimostrato proprio…una schiappa. “Non voglio mica la luna” cantava Fiordaliso in un Sanremo del 1984. Ed è quello che ormai pensano le superpotenze mondiale, perso l’appeal della Luna, tanto in voga tra gli anni ’60 e ’70. Conquistata, si presume, nel 1969. Ma forse più tramite effetti cinematografici che scientifici, come dimostrano queste numerose prove. Da qualche anno, invece, il nuovo territorio di conquista è diventato Marte. Dove sempre gli americani hanno già inviato una sonda nel 2012: Curiosity. La quale di tanto in tanto ci invia immagini suggestive che vengono scambiate ora per la sagoma di una donna, ora di un bambino, ora di un gigantesco animale. Del resto, si sa, Marte stuzzica l’immaginario collettivo da oltre un secolo. Tra romanzi, film e scoperte scientifiche.

Sempre gli Usa, per bocca del Presidente uscente Obama, promettono di mandare il primo uomo su Marte entro il 2030. anche l’Italia vorrebbe dare il suo contributo in questa corsa verso Marte. Realizzando, tramite la società Thales Alenia Space, il lander Schiaparelli EDM Lander, facente parte della missione spaziale ExoMars. Missione sviluppata dall’Agenzia Spaziale Europea e da Roscosmos per esplorare il tanto misterioso quanto ambito Pianeta rosso. Peccato però che sia precipitato, spegnendo i sogni di gloria spaziali degli italiani. Ma cerchiamo di capirne di più sull’insuccesso di Schiaparelli.

La missione di cui faceva parte Schiaparelli

schiaparelliSchiaparelli – il cui nome è ispirato all’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, autore di importanti studi sul suolo di Marte – insieme al Modulo orbitante Trace Gas Orbiter (TGO), fa parte della prima delle due parti che compongono la missione ExoMars partita quest’anno. La seconda parte, inizialmente prevista per il 2018, è stata rimandata al 2020 per ritardi nello sviluppo delle tecnologie necessarie. Il modulo di discesa Schiaparelli e l’orbiter TGO hanno completato i test e sono stati integrati in un razzo Proton-M presso il cosmodromo di Baikonur in Kazakistan a metà gennaio 2016. Il lancio è avvenuto alle 9.31 del 14 marzo 2016.

Un segnale dall’orbiter è stato ricevuto alle 21.29, confermando che il lancio era riuscito e che la sonda funzionava correttamente. Dopo un viaggio di 7 mesi, Schiaparelli si è separato dall’orbiter il 16 ottobre 2016 entrando in una traiettoria balistica per scendere sul pianeta, mentre il TGO si inseriva nell’orbita marziana. Il luogo scelto per l’atterraggio era il Meridiani Planum, una pianura situata in prossimità dell’equatore.

Perché la missione di Schiaparelli è fallita

schiaparelli foto schiantoIl 19 ottobre il lander ha cominciato il rientro atmosferico, ad un’altitudine di 122,5 km e una velocità di circa 21 000 km/h. Alla quota di 11 km e 1650 km/h di velocità è stato rilasciato il paracadute, che ha rallentato Schiaparelli a 270 km/h fino ad un’altezza di circa 7 km dal suolo, quindi lo scudo termico e il paracadute si sono staccati dal lander e si sono accesi i retrorazzi per fornire un’ulteriore decelerazione. A questo punto, Schiaparelli avrebbe dovuto rallentare ulteriormente fino a 7 km/h, mentre un radar posizionato sotto il lander avrebbe fornito al computer di bordo informazioni sulla distanza dal suolo. A 2 metri di altezza il computer avrebbe dovuto spegnere i motori e proseguire la discesa in caduta libera, fino ad impattarsi al suolo ad una velocità di 11 km/h.

LE VARIE PROVE CHE IL PRIMO UOMO SULLA LUNA SIA FALSO

Avrebbe, avrebbe, avrebbe. Già perché le comunicazioni con Schaiaparelli si sono interrotte circa 50 secondi prima del previsto contatto col suolo, appena dopo che il paracadute e lo scudo termico erano stati sganciati dal lander. Ulteriori analisi sui dati di telemetria trasmessi in tempo reale dal lander attraverso il TGO, che agiva come ripetitore, hanno permesso agli ingegneri dell’ESA di scoprire che i retrorazzi sono stati spenti dal computer di bordo dopo solo 3 secondi invece dei 30 previsti, facendo sì che la sonda precipitasse in caduta libera per 19 secondi e da un’altezza di circa 800 metri, distruggendosi verosimilmente nell’impatto al suolo.

Insomma, missione fallita. O se preferite, riuscita a metà. I fan di Marte dovranno, per ora, accontentarsi di guardare Atto di forza, noto film con Arnold Schwarzenegger. Di film sullo spazio d’altronde oltreoceano se ne intendono. Come dimostra anche il montaggio sull’allunaggio del 1969.

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