Sigonella, la bufala di Craxi che si oppose agli Usa: come andarono le cose

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Sono passati quasi vent’anni dalla morte di Bettino Craxi. Uno statista che ha lasciato un segno profondo nel nostro Paese. Dal punto di vista economico, politico e mediatico. Un segno che si può riassumere in un solo nome: Silvio Berlusconi.

Ancora oggi, la figura di Craxi divide il paese, tra estimatori e feroci critici. Chi ne tesse le lodi come grande statista, lungimirante. Chi invece abbina il suo nome a Tangentopoli, essendo stato lui la punta di un Iceberg molto profondo. Dalla Seconda Repubblica perfino peggiorato. Ma anche al debito pubblico, che proprio durante gli anni del suo Governo iniziò a crescere a dismisura.

I suoi sostenitori, però, ricordano a gran voce anche il caso Sigonella. Passato alla storia come “Crisi di Sigonella” e come unico caso in cui l’Italia si ribellò agli Stati Uniti.

Ricordiamo che l’aeroporto Cosimo Di Palma di Sigonella è un aeroporto militare dell’Aeronautica Militare Italiana. È situato in Sicilia, tra il libero consorzio comunale di Siracusa, nella contrada Sigonella di Lentini, e la città metropolitana di Catania, con il suo comune capoluogo e i confinanti Belpasso e Motta Sant’Anastasia.

A Sigonella ha sede il 41º Stormo AntiSom e l’11º Reparto manutenzione velivoli. Ospita, inoltre, la Naval Air Station Sigonella (abbreviata in NAS Sigonella o NASSIG) della Aviazione di marina statunitense. La base è utilizzata anche per operazioni della NATO. Dispone di due piste parallele e in comune. Si tratta del secondo aeroporto militare più trafficato d’Europa.

Ma davvero le cose andarono così? La realtà, a quanto pare, fu ben .

Crisi di Sigonella cos’è

base sigonella

Cos’è la crisi di Sigonella? A spiegarlo è Gianni Barbacetto su Il fatto quotidiano. Lo stesso articolo con cui Barbacetto smonta il mito della crisi di Sigonella.

Tutto comincia il 7 ottobre 1985, quando quattro terroristi del Fronte per la Liberazione della Palestina s’impossessano, al largo delle coste egiziane, della nave italiana Achille Lauro che sta compiendo una crociera nel Mediterraneo.

Il commando chiede la liberazione di una cinquantina di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. In caso contrario, minaccia di uccidere i passeggeri e di far esplodere la nave. Iniziano frenetiche consultazioni militari e diplomatiche. Le trattative sembrano arrivare a una conclusione positiva quando Abu Abbas, il mediatore indicato dal leader dell’Olp Yasser Arafat, convince i dirottatori ad abbandonare la nave, in cambio dell’immunità e di un salvacondotto per la Tunisia.

Ma si viene a sapere che nel frattempo i terroristi a bordo avevano ucciso e gettato in mare una persona: Leon Klinghoffer, un cittadino americano di religione ebraica, disabile bloccato in carrozzella. A questo punto gli Stati Uniti intervengono.

L’11 ottobre i caccia americani intercettano l’aereo egiziano che sta portando in Tunisia i dirottatori e lo costringono ad atterrare nella base militare di Sigonella, in Sicilia. Venti carabinieri e trenta avieri dell’Aeronautica militare circondano l’aereo. Sono a loro volta subito circondati da una cinquantina di militari americani della Delta Force. Poi affluiscono alla base i rinforzi dei carabinieri, che circondano gli americani.

Il presidente Usa Ronald Reagan telefona a Craxi nella notte, chiedendogli la consegna immediata dei palestinesi. Craxi mantiene fermo il suo rifiuto, finché gli americani ritirano i loro uomini.

Com’è andò davvero la Crisi di Sigonella

sigonella cosa successe

Ora sappiamo che, nel 1985, anche Craxi tratta subito con gli americani e fa un immediato atto di riparazione, concedendo segretamente a Reagan la base di Sigonella per attaccare la Libia di Gheddafi. Solo cinque mesi dopo la tanto osannata dimostrazione di orgoglio nazionale, infatti, nel marzo 1986 gli F111 Usa, provenienti dalla Gran Bretagna e ufficialmente diretti alle basi inglesi di Cipro, decollano dalla base siciliana per attaccare e bombardare il golfo della Sirte.

La concessione avviene in segreto: Craxi permette l’uso della base, ma chiede discrezione e in pubblico critica aspramente l’azione militare. Lo ha scoperto una giornalista italiana, Sofia Basso, analizzando materiale Usa recentemente declassificato. Si è imbattuta in una nota confidenziale scritta a Reagan nella primavera 1986 dall’allora segretario di Stato americano, George Shultz, uscita dagli archivi segreti del Dipartimento di Stato.

L’appunto di Shultz spiega che «i rapporti con Craxi erano eccellenti», l’episodio dell’Achille Lauro era ormai «cosa del passato» e che «su base confidenziale, l’Italia aveva permesso l’uso di Sigonella per operazioni di supporto in relazione all’esercitazione nel golfo della Sirte». A una sola condizione: la riservatezza.

È il marzo 1986. La Libia è accusata di essere dietro gli attentati compiuti in varie parti del mondo da terroristi arabi. Reagan, senza consultare né il Congresso, né i partner europei, il 22 marzo manda navi e aerei nel golfo della Sirte, che Gheddafi considera acque territoriali libiche. Si scatena una battaglia. Gli Usa colpiscono due navi libiche e una base missilistica. Le cancellerie occidentali si dividono: Gran Bretagna e Germania applaudono la dimostrazione di forza, il resto dell’Europa esprime forti dubbi.

Il più duro nelle critiche agli Usa è proprio Craxi il quale, in una seduta straordinaria del Parlamento, proclama che non è con ripetute “esercitazioni militari” in un’area già scossa da forti tensioni che si può difendere il diritto internazionale. L’uso della forza, anzi, non potrà che minare la stabilità della regione e rafforzare il ruolo di Gheddafi nel mondo arabo.

Deve essere chiaro che l’Italia non vuole «guerre alle soglie di casa». Fin qui la versione ufficiale. Il memorandum di Shultz rivela invece la verità segreta. Spiega che Craxi vuole farsi perdonare l’episodio dell’Achille Lauro, punta a essere considerato partner privilegiato degli Usa nelle relazioni tra Est e Ovest e a essere ammesso nel gruppo dei cinque Paesi industrializzati. Per questo, in pubblico strilla contro gli americani ma, sottobanco, dà loro il via libera. Purché non lo si dica in giro.

E anche vero poi che sarà proprio il Premier italiano a telefonare al dittatore libico per metterlo in guardia sul bombardamento. Poi di fatto scansato. Insomma, una doppia faccia internazionale.

Crisi Sigonella, Craxi come Berlusconi

craxi

Corsi e ricorsi storici. Proprio quanto fede il suo “figlio politico” Silvio Berlusconi nel 2011. Quando, sotto pressioni di Giorgio Napolitano, concesse agli americani le basi per bombardare ancora una volta Gheddafi. Il quale, dopo quasi trent’anni, aveva acquisito maggiore prestigio e credibilità internazionale. E proprio grazie all’Italia, capofila nel riabilitare la figura del Raìs al fine di stringere importanti accordi commerciali.

La rimozione di Gheddafi la volle Nicolas Sarkozy al fine di mettere a tacere i finanziamenti illeciti che il leader libico concesse al Presidente francese durante la sua campagna elettorale in cambio di armi. Ma anche per spianare la strada libica alle multinazionali francesi del gas e del petrolio. Il tutto, ovviamente, a danno dell’Italia.

La rimozione di Gheddafi fu un grande errore, visto che a distanza di 8 anni, il paese è ancora nel caos e sull’orlo di una nuova guerra civile. Per non parlare dei quasi 800mila migranti sbarcati in questi anni sulle nostre coste. E dei tanti che non ci sono arrivati, morti affogati.

Del resto, Gheddafi lo aveva promesso: “trasformerò il Mediterraneo in un cimitero”. Almeno lui è stato di parola.

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Un commento su “Sigonella, la bufala di Craxi che si oppose agli Usa: come andarono le cose

  1. AvatarFranco il said:

    Io so solo che quando qualche personaggio cerca di fare qualcosa di buono.per questo paese, finisce sempre male. Se poi da tangentopoli in poi il debito é iniziato a salire bisognerebbe porsi qualche domanda in più, tipo quelle sulle ingerenze straniere e speculazioni di mercato che sono iniziate proprio in quel periodo da parte di soggetti esterni…

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