Dopo Siria tocca a Corea del Nord: con Trump Usa tornano arbitri del Mondo

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All’indomani della sua elezione a Presidente degli Stati Uniti, a Barack Obama fu consegnato il Premio Nobel per la Pace. Una mossa ovviamente preventiva per dirgli: dopo le guerre mosse dal tuo predecessore Bush, tu in Medioriente utilizza le armi della diplomazia. E in effetti così è stato: Obama ha impostato una politica estera morbida, anzi, inesistente. A guidare la (per noi) disastrosa rimozione di Gheddafi sono stati inglesi e francesi. La Palestina ha continuato a soccombere ad Israele, i rapporti con Iran, Cuba e Cina sono migliorati, mentre sono peggiorati quelli con la Russia di Putin (e noi abbiamo fatto la fesseria di seguire il presidente americano). La Corea del Nord, col pittoresco e paffuto Kim Jong-un, minaccia con test missilistici la confinante Corea del sud e il vicino Giappone. In Siria, Iraq e sempre Libia, invece, Isis è potuto avanzare in maniera indisturbata. Contrastato da ribelli e forze armate locali, nonché gli eroici Curdi.

Insomma, una politica estera che ha generato luci ed ombre, per un’America che ha preferito concentrarsi internamente per riprendersi dalla crisi economica del 2008. Donald Trump pure sembrava voler perseguire su questa strada, sbandierando lo slogan: “America first”. Tuttavia, i primi insuccessi – bocciatura della Magistratura del Muslim ban, mancata abrogazione dell’Obama care, rimozione di alcuni esponenti simbolo della sua squadra di Governo – gli hanno fatto cambiare presto idea, costringendolo a mostrare i muscoli. Prima bombardando la zona della Siria da cui sono partiti i razzi contenenti gas nervino contro i civili e ora muovendo le flotte militari contro la Corea del Nord.

Trump muove guerra alla Corea del Nord

Come riporta BlastingNews, sabato scorso Trump ha ordinato che le navi americane che dovevano essere dirette verso l’Australia, andassero verso le acque coreane. E così da Singapore sono partite la portaerei Carl Vinson, due cacciatorpedinieri e un incrociatore a missili teleguidati. Trump si era già dichiarato pronto a muoversi anche da solo contro la minaccia coreana, mentre, Dave Benham, portavoce del comando americano in Asia, ha descritto il programma di test missilistici della Corea del Nord “sconsiderato, irresponsabile e destabilizzante”, così come la ricerca atta a sviluppare tecnologia nucleare militare.

A far prendere questa decisione, l’ennesimo test missilistico voluto da Kim Jong-un, che si mostra sempre divertito coi suo gerarchi ad ogni missile lanciato come stesse giocando a un videogame. Messaggi indiretti, quelli del presidente nordcoreano, contro i “cugini” della Corea del Sud e al Giappone. La prima stretta alleata proprio degli americani, la seconda gradualmente riavvicinatasi dopo gli atroci bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki.

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E se in Corea del Nord si vivesse bene?

Questa vicenda però deve far riflettere su due aspetti. Che nel 2017 appaiono ridicoli. Il primo, che un paese abbia ancora un regime dittatoriale che decide vita e morte dei suoi cittadini. Secondo, che la Corea sia ancora divisa in due parti. Lo fu negli anni ’50, quando, dopo la guerra di Corea in piena Guerra fredda, il comunismo si prese la parte settentrionale e l’Occidente la parte meridionale. Perché i coreani non si ribellano a tutto ciò? Certo, in Corea del Nord la gente vive isolata dal Mondo, ricevendo un’informazione e un’istruzione di parte, distorta. Molto peggiori di quelle che riceviamo noi. Ma forse, nel loro micro-mondo fatto di scuola, lavoro, famiglia, osservanza a un leader, vivono in modo più semplice e felice di noi occidentali. Che ci siamo infelicitati nella continua rincorsa alle cose futili.

Certo, questi due mesi effettivi di insediamento di Trump alla Casa Bianca fanno credere che l’inquietante previsione di Nostradamus nei suoi confronti sia forse azzeccata…

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