VENTOTTO ANNI FA VENIVA UCCISO GIANCARLO SIANI

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GIORNALISTA DE IL MATTINO, FU GIUSTIZIATO DAL CLAN NUVOLETTA PER I SUOI ARTICOLI DI DENUNCIA
Il 23 settembre 1985, alle ore 20:50 circa, nel quartiere Vomero a Napoli, veniva assassinato il giornalista de Il Mattino Giancarlo Siani. A soli 26 anni compiuti 4 giorni prima. Giancarlo fu ucciso dal clan Nuvoletta di Torre Annunziata solo perché faceva il suo lavoro con devozione e professionalità, raccontando le malefatte della camorra nel Comune di Torre Annunziata, lavorando per la sede distaccata del giornale a Castellammare di Stabia (lui era del Vomero). Dovendosi occupare dei fatti di cronaca nera, non si limitò a riportare il nome di chi veniva ucciso, ma anche tutti i vari movimenti interni ai clan, i loro intrecci (tra i Nuvoletta, all’epoca altra grande famiglia di Marano, i Gionta e i Bardellino), i tantissimi omicidi e i loro perché, le relazioni tra Camorra e istituzioni, in particolare il consiglio comunale di Torre Annunziata.

SI TROVO’ SEMPRE PIU’ SOLO – La bravura lo portò a fare carriera, tanto da essere chiamato in prova alla sede di Napoli de “ilMattino”, dove fu incaricato di occuparsi dei sindacati e delle vertenze sul lavoro. Qui Siani cominciò ad avere maggiore visibilità, continuando di fatto ad occuparsi di Camorra e le relazioni intercorrenti con le istituzioni locali, ma anche a sentirsi più solo, con l’amico-collega uscito dal tunnel dell’eroina e desideroso di fare l’avvocato anziché il giornalista, e con gli alti e bassi della sua relazione sentimentale. Ma soprattutto, si era fatto troppi nemici, non solo i camorristi, ma anche il Sindaco socialista di Torre Annunziata, Domenico Bertone.
LA DENUNCIA CHE GLI COSTO’ LA VITA– In particolare, fu un articolo del 10 giugno 1985 a condannare a morte Siani, in quanto utilizzò la soffiata di un amico carabiniere con il quale ormai stava collaborando: accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina, e il clan Bardellino, esponenti della “Nuova Famiglia”, di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto pericoloso, scomodo e prepotente, per porre fine alla guerra tra famiglie. In quell’articolo Siani ebbe modo di scrivere che l’arresto del boss Valentino Gionta fu reso possibile da una “soffiata” che esponenti del clan Nuvoletta fecero ai carabinieri. Il boss fu infatti arrestato poco dopo aver lasciato la tenuta del boss Lorenzo Nuvoletta a Marano, Comune a Nord di Napoli. Secondo quanto successivamente rivelato dai collaboratori di giustizia, l’arresto di Gionta fu il prezzo che i Nuvoletta pagarono al boss Antonio Bardellino per ottenerne un patto di non belligeranza. La pubblicazione dell’articolo suscitò le ire dei fratelli Nuvoletta che, agli occhi degli altri boss partenopei, facevano la figura degli “infami”, ossia di coloro che, contrariamente al codice degli uomini d’onore della mafia, intrattenevano rapporti con le forze di polizia. Da quel momento i capo-clan Lorenzo ed Angelo Nuvoletta tennero numerosi summit per decidere in che modo eliminare Siani, nonostante la reticenza di Valentino Gionta, incarcerato. A ferragosto del 1985 la camorra decise la sentenza di Siani, che doveva essere ucciso lontano da Torre Annunziata per depistare le indagini.
In quel periodo Giancarlo stava lavorando ad un libro sui rapporti tra politica e camorra negli appalti per la ricostruzione post-terremoto, grazie a dei documenti fornitigli segretamente dal Questore torrese.
LA MORTE – Il 23 settembre 1985, appena giunto sotto casa sua con la propria Citroën Méhari, Giancarlo Siani venne ucciso: l’agguato avvenne alle 20.50 circa a pochi metri dall’abitazione, in Piazza Leonardo – Villa Majo nel quartiere napoletano del Vomero. Siani, trasferito dalla redazione di Castellammare di Stabia a quella centrale de Il Mattino, all’epoca diretto da Pasquale Nonno, proveniva dalla sede del quotidiano di via Chiatamone.
IL PROCESSO – Per il suo omicidio, la seconda sezione della Corte di Assise di Napoli in data 15 aprile 1997, ha condannato all’ergastolo Angelo Nuvoletta, Valentino Gionta, Luigi Baccante detto Maurizio (mandanti), Ciro Cappuccio, Armando Del Core (esecutori), Ferdinando Cataldo (sentenza annullata perché difeso da falso avvocato e successivamente condannato a 28 anni di carcere), 28 anni a Gabriele Donnarumma. Assolti Alfredo Sperandeo (secondo la richiesta del Pm) e Gaetano Iacolare. Il 7 luglio 1999 la prima sezione della corte di Assise di Appello di Napoli, non soltanto ha confermato la sentenza di primo grado, ma ha ribaltato in condanna l’assoluzione per un altro componente del commando assassino, Gaetano Iacolare: 28 anni di carcere.
La Corte di Cassazione conferma per tutti la sentenza della prima sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, con l’eccezione della posizione di Valentino Gionta. Per il boss di Torre Annunziata si dovrà celebrare un nuovo processo di appello. Un’altra sezione della Corte di Assise di Appello si uniforma all’indirizzo della Suprema Corte, assolvendo dall’accusa di omicidio di Giancarlo Siani il boss oplontino. Il Sindaco Domenico Bertone, latitante dal luglio 1993 per le vicende legate a Tangentopoli, si costituì nel novembre dello stesso anno, e scontò 15 mesi di carcere.
LE INIZIATIVE – Da lunedì 23 settembre, in occasione del 28° anniversario dell’uccisione di Giancarlo Siani, il coraggioso ed indimenticabile giornalista del quotidiano “ Il Mattino”, ucciso dalla camorra per le sue coraggiose inchiesta giornalistiche, prende il via il progetto “In viaggio con la Mehari”.
La giornata del 23 settembre si svolgerà secondo il seguente programma:
Ore 9.30 – Deposizione di fiori alle Rampe Siani (Napoli, via Suarez, adiacente Piazza Immacolata) alla presenza delle Autorità istituzionali.
A seguire, la Mehari, guidata da autorevoli rappresentanti del mondo della cultura, della magistratura e dell’antimafia sociale, riprende il suo cammino per la città di Napoli in nome della libertà di stampa e in memoria di tutte le vittime innocenti della criminalità fino a giungere alla sede del quotidiano “Il Mattino”, il giornale di Giancarlo, secondo il seguente itinerario:
Ore 9.30 – Rampe Siani (Via Suarez, adiacente Piazza Immacolata)
Ore 10.00 – Liceo Vico (Via Salvator Rosa 117)
Ore 10.30 – Piazza Dante
Ore 11.00 – Questura (Via Medina 75)
Ore 11.30 – Teatro di San Carlo (Via San Carlo)
Ore 12.00 – Sede del quotidiano “Il Mattino”, via Chiatamone 65
All’arrivo della vettura al Mattino si svolgerà la X edizione del Premio Giancarlo Siani.
Dal 27 settembre al 15 ottobre la Mehari sarà al Palazzo delle Arti di Napoli per una serie di iniziative dedicate alla libertà di stampa e alla memoria delle vittime innocenti della criminalità.
Facciamo sì che la morte di Siani non sia vana. Denunciamo le malefatte, informiamoci, votiamo con coscienza, impegniamoci nel sociale.
La stupenda scena finale di Fortapasc, film di Marco Risi dedicato a Siani:
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